LA CASA NEL BOSCO

Sono stato un bambino negli anni '50. Vivevo in una casetta di pietra con mio padre, mia madre le mie quattro sorelle e quattro fratelli. L'unico riscaldamento era il camino, acceso pure di notte, su cui mia madre cucinava. Vicino al camino c'era il forno, dove mia madre cuoceva il pane ogni settimana. Il grano, l'olio e il vino, provenivano dal nostro fondo agricolo in contrada Marinella poco fuori Montecalvo Irpino. Come pure gli ortaggi coltivati nell'orto dietro casa. Qui c'era anche una baracca, dove allevavamo polli, conigli, galline, tacchini, oche, anatre, ecc.

In casa non avevamo il bagno. Attaccata alla casa c'era una baracca in pietra, dove c'era un vespasiano e il porcile del maiale, uno di famiglia. Per andare al bagno bisognava uscire da casa e raggiungere la baracca del maiale. Per scaldarci scaldavamo l'acqua sul fuoco. Il bagno lo facevo d'estate giù al fiume Miscano oppure in una grande bacinella (conca) piena d'acqua scaldata al sole oppure al fuoco. La casa aveva solo due stanze: una grande cucina e una grande camera, dove dormivamo tutti insieme. Non compravamo mai il pane, né la carne, né le verdure o la frutta, la pasta la faceva mia madre a mano con il nostro grano.

Avevamo anche quattro mucche che servivano per lavorare i campi e fare latte e formaggio. Le uova erano delle nostre galline. Io allevavo un merlo e una gazza. Il cane e la gatta venivano quando volevano. Avevo solo due paia di scarpe un paio per l'inverno e uno per l'estate, sebbene in estate camminavo e giocavo a pallone scalzo. Avevo calzoni con le pezze al sedere ma è stato il periodo più felice della mia vita. Mi sentivo amato. Ricordo ancora le mani grandi e nodose di mio padre che mi accarezzavano, il morbido abbraccio di mia madre e il giradischi tedesco delle mie sorelle, regalo di uno zio emigrato in Germania. Ero figlio di Dio nel suo bellissimo giardino.

Chi oggi ha tolto i tre bambini a quella giovane coppia che vive nel bosco in Abruzzo, ha scordato le proprie origini e li vuole uniformare a una società consumistica, ormai senza Dio e senza verità. Un tempo eravamo figli della terra e delle stelle. Adesso siamo figli del denaro e della solitudine anche se capisco che le leggi dello stato vanno rispettate. Sempre io.

Pompilio Parzanese