UN SOGNO DA INCUBO

Mi trovavo all'aperto con altre persone quando ne scorsi un piccolo gruppo di quattro - cinque nei pressi di una scalinata, io mi avvicinai avendone riconosciute alcune. A un tratto, guardando in alto, scorgemmo in cima alla scala a sinistra alcune persone in fila e con le mani legate dietro alla schiena scendere per la scalinata, erano probabilmente prigionieri. Non so come io sapevo che tra di essi c'era mio figlio, Don Marco, e i presenti che erano alla base della scalinata si misero a gridare il suo nome e anch'io incominciai a gridare più forte di loro: Marco, Marco!.

Ma lui, che era profondamente cambiato nel viso eccetto i folti capelli ricci castani, guardava in giro i presenti, e anche me, sua madre, con sguardo assente come non conoscesse alcuno. Io chiamavo con voce sorda e con un pianto violento e inarrestabile: Marco, Marco, cosa ti hanno fatto!. Lui si girò verso di me, i suoi occhi mi guardavano, ma non pareva mi conoscesse e le sue labbra si schiudevano come per volere dire qualche cosa, ma restava muto.

Con singhiozzi ancora più forti, che non riuscivo a trattenere, continuavo a chiamarlo stremata dal dolore nel vederlo legato e come fuori di senno, poi mi svegliai e ringraziai il Signore che era solo un sogno, un brutto sogno, anche se mi sorse il dubbio: non sarà premonitore?

Maria Grazia Sormani
figlia di ferroviere