La concittadina Grazia Nardi, Rimini 1951, nota scrittrice, nel suo libro Armidiè - Panozzo Editore - descrive degli anni '50 - '60 sue memorie famigliari e della vita politica e sociale di quei tempi. Da quelle pagine si è stralciato un suo ricordo, a dimostrazione come fosse allora netta la contrapposizione fra le fazioni politiche e sindacali.
C'è un giorno della mia memoria dell'infanzia dominato dal rosso, un Primo Maggio degli anni '50. Era il rosso delle bandiere della CGIL. Sì perché, allora, il Primo Maggio, Festa del Lavoro, suggellava la divisione dei sindacati. Il mondo non era più bianco e nero ma bianco o rosso. Era il giorno dell'Orgoglio dei lavoratori aderenti alla CGIL, per lo più comunisti veraci e di tutta la famiglia. La superiorità, numerica e coreografica, del nostro corteo rispetto agli altri, i cosiddetti cul zal (culi gialli, probabilmente dal giallo dei paramenti papali, erano soprannominati i democristiani), era schiacciante. Davanti i trattori, seguiti dalle vespe, lambrette, motori (Guzzi, Gilera), biciclette e gli appiedati, bandiere rosso scuro, tessuto fustoso, asta cromata, pennacchio e scritte dorate.
La mamma si era vestita a festa in attesa che il babbo ci venisse a prendere, mi aveva dato il permesso di attendere sui gradini del portone di via Cairoli, ovviamente con l'intimazione di non muovermi. Quel giorno la via era stranamente animata, mi giungevano voci non ben definite da un altoparlante a distanza, gruppi di persone, intere famiglie mi passavano davanti in direzione di piazza Cavour. Non ho resistito e mi sono incamminata anch'io. Arrivata in piazza mi sono trovata in mezzo a una marea di gente in piedi, rivolta verso il palazzo dell'Arengo. Una scena insolita che meritava un'ispezione più accurata.
Fattami largo a spinte e gomitate, superata la folla, sono arrivata ai gradini che costeggiano i palazzi dell'Arengo e Garampi. Lì era allestito un altare dove Vescovo, chierichetti e quant'altri celebravano la messa. Paramenti colorati, voce baritonale del Vescovo, risposte corali del pubblico, uno spettacolo straordinario! La magia fu spezzata dall'urlo strozzato di una voce che conoscevo bene: Ah t'cé i què (sei qui?). Era la mamma. Non solo avevo disubbidito all'ordine ma addirittura ero andata a ingrossare le fila degli avversari. Chiaramente nelle botte che seguirono, già allora, confluirono motivi più politici che pedagogici.
Grazia Nardi