Dal concorso del 1954 al battesimo in Sardegna: la memoria storica di Giuseppe Venturi, testimone di un'epoca che non c'è più.
Nell'ormai lontano 1956, esattamente 70 anni fa al 16 settembre, facevo il mio ingresso ufficiale nella grande famiglia dei ferrovieri. L'assunzione arrivò dopo aver superrato l'impegnativo concorso nazionale per Sottocapo di stazione i.p., indetto per soli laureati e diplomati. Fu un iter lungo e selettivo, protrattosi per oltre due anni, dal 1954 al 1956, caratterizzato da prove d'esame scritte e orali estremamente severi, affrontate tra non poche difficoltà logistiche e ripetuti viaggi verso Roma. Finalmente, con il giungere della tanta attesa conferma di assunzione, ebbe inizio una nuova vita, destinata a cambiare radicalmente le abitudini dei miei primi 25 anni, quella domenica mattina a Bologna C.le.
Fu così che alle ore 8.00 del mattino della terza domenica di settembre del 1956, mi presentai puntuale all'appuntamento stabilito su un pianerottolo della scala, all'interno del fabbricato lato Est della stazione C.le di Bologna, dove all'epoca aveva sede la scuola professionale e la mensa FS. Eravamo in 11 convocati, tutti originari dell'Emilia - Romagna, assegnati di proposito al Compartimento FS di Bologna grazie agli eccellenti piazzamenti individuali ottenuti nella graduatoria generale.
A testimoniare l'altissimo livello di quella leva vi era persino il numero uno assoluto del concorso, il primo dei vincitori: l'ing. Gnudi. Accanto a lui sento il dovere e il piacere di ricordare i nomi degli altri colleghi: Comastri, Marchi, Marcon e Zanasi (tutti di Bologna), Romagnoli (della provincia di Reggio Emilia), Gorreri (di Rubiera MO), Fiumi (di Faenza), Badaloni (di Rimini) e infine il sottoscritto. Ad attenderci nel pianerottolo c'erano un rappresentante del D.L.F. di Bologna e un delegato del Collegio degli ingegneri FS di Roma, entrambi incaricati di raccogliere la nostra adesione con la sottoscrizione dell'abbonamento alle rispettive riviste di settore: VOCI DELLA ROTAIA e TECNICA PROFESSIONALE.
Il rovescio della medaglia: la cartolina per Abbasanta. Dopo un corso didattico professionale accelerato presso la citata scuola e l'ottenimento della prescritta abilitazione all'esercizio di tutte le funzioni previste dai servizi del ramo Commerciale, l'antivigilia di Natale mi riservò una comunicazione telegrafica tutt'altro che gradita. Il testo del telegramma recitava la classica e perentoria formula: Ogni eccezione rimossa il C.S. Venturi Giuseppe traslocato da Bologna alla stazione di Abbasanta.
Fu il brusco rovescio della medaglia di quella tanto agognata assunzione. Un vero e proprio battesimo del fuoco che mi fece comprendere d'un colpo la dura realtà del mestiere: a partire dal significato di quella convocazione avvenuta di domenica, volta a dimostrare come in ferrovia tutti i giorni della settimana fossero uguali, festività comprese. Senza contare il rapporto di lavoro, avendo avuto inizio proprio il giorno 16 del mese, non avrebbe consentito il conteggio della mensilità completa ai fini della futura anzianità pensionistica.
Qualche anno dopo lo scenario cambiò drasticamente. Ad attendere e dare il benvenuto ai nuovi assunti non c'erano più i delegati delle riviste tecniche, bensì i rappresentanti sindacali, in aperta lizza tra di loro per accaparrarsi il maggior numero di tesserati, spesso approfittando dell'ingenuità e totale disinformazione dei giovani appena entrati. Nei primi anni Sessanta, infatti, in concomitanza con il boom economico e la rapida ascesa del trasporto su gomma, le FS entrarono in crisi. Una situazione alimentata anche dal proliferare di sigle sindacali, come SFI, SAUFI, SIUF e i sindacati Autonomi, fino allora quasi inesistenti a eccezione di una limitata presenza dello SFI, che si attivavano per la creazione di nuovi posti di lavoro, talvolta superflui.
Ciò portò alla sconsiderata assunzione di oltre centomila nuovi agenti (un esempio emblematico furono le Officine OGR di Rimini), proprio mentre le gloriose e storiche locomotive della trazione a vapore cessavano la loro attività e le stazioni erano dotate dei moderni apparati centrali elettrici a itinerari (ACEI), che al contrario avrebbero consentito una sensibile riduzione del personale impiegato. Oggi, in un mondo ferroviario profondamente mutato, conservo intatto l'orgoglio di aver fatto parte di quella straordinaria generazione di ferrovieri sempre attiva e pronta a fare le valigie per andare in missione, talvolta caricando la propria vita su un carro di masserizie, verso destinazioni lontane e allora considerate disagiate come la Sicilia, la Calabria e la Sardegna.
Erano terre all'epoca segnate dalla piaga della malaria, per la quale in busta paga ci era corrisposta un'indennità specifica, per quanto modesta. Concludo questa mia memoria con una speranza nel cuore che qualcuno dei colleghi citati possa leggere queste righe e farsi vivo per ricordare insieme quei tempi.
A tutti loro, e a chi leggerà, un sentito GRAZIE!
Giuseppe Venturi
C.S. Sovrintendente - matr. 483164

Sardegna: Giuseppe Venturi durante il servizio alla stazione di Abbasanta.