TRASFERIMENTO A RIMINI

Benito Colonna (Toni), Rimini 1937 - 2024, nativo della frazione cittadina di Rivabella, già Macchinista FS, ha lasciato memorie sui suoi trascorsi di vita. In quest'aneddoto si sofferma su una sofferta scelta, che si presentò in un certo periodo della sua esistenza, cambiare città. Quando poi prese la decisione, si rilevò errata, ma ormai il dado era tratto.

Era ormai una vita che ogni anno facevo richiesta di trasferimento da Torino per il Deposito Locomotive di Rimini. Per oltre dieci anni mi era stata offerta la località di Bologna. Era un avvicinamento che per me non aveva senso. Se avessi accettato, avrei dovuto iniziare una vita da pendolare e ciò non era nei miei progetti. A Torino mi ero ormai ambientato, conoscevo le linee e i mezzi di trazione. Ero benvoluto e apprezzato dai superiori. Mi ero formato una famiglia. L'unica alternativa era poter ritornare al paese natio, tutte le altre località non m'interessavano.

Dopo innumerevoli domande, ed essermi recato alla divisione di Bologna e al Servizio Materiale di Firenze, per tante volte, finalmente, dopo diciassette anni, a metà settembre 1972, mi giunse l'avviso di trasferimento per Rimini. La mia domanda era stata accettata. Non mi pareva vero. In quei giorni, dopo aver tanto desiderato il ritorno, mi sono sentito imbarazzato. Ero consapevole di dovere lasciare amici, abitudini, lavoro conosciuto, per andare incontro a un nuovo mondo, che forse non era più il mio. Che forse mi avrebbe rifiutato. Mi sarei ritrovato nel nuovo ambiente? Mi sentivo indifeso. Al momento non sapevo che decisione prendere. Avrei fatto bene o me ne sarei pentito? Sapevo che o avrei preso subito la decisione o mai più.

La mia bambina era sulla soglia degli undici anni, di lì a poco tempo si sarebbe definitivamente radicata nell'ambiente e allora non avrei più potuto pretendere di portarla via. A Rimini andavamo ad abitare nel nostro appartamento, perciò niente più affitto. Avevo i miei genitori, i fratelli e le cognate, il mio mare, la mia lingua. Tutto questo m'indusse ad accettare il trasferimento. Ritrovare ciò che avevo lasciato? Solo delusione. Nulla di ciò che avevo sperato, ritrovai. Il mare non era più quello: l'avevo lasciato con acqua limpida, ora assomigliava a volte più a uno scarico industriale. Gli affetti si dimostrarono freddi tanto che mi fecero sentire un intruso a casa mia. Provai l'impressione di essere diventato un estraneo. Mi sentivo in colpa con mia moglie e la piccina; le avevo trascinate in un'avventura, dove imperversava un temporale che non avevo previsto.

La mia gente schietta, semplice e sincera non esisteva più. L'egoismo, l'egocentrismo, l'invidia: queste le doti negative che avevano soppiantato nei cuori quei valori che solo pochi avevano conservato. Il dio denaro aveva cancellato la fisionomia del mio paese, della mia gente. Mi trovai a mal partito anche con il servizio. A Torino avevo il mio bel turno sulle automotrici, qui c'erano: vapore, automotrici e locomotori diesel ben sgangherati. Il turno elettrico: un misto di treni merci raccoglitori e viaggiatori accelerati: insomma lo scarto di Ancona e Bologna. Lo sconforto mi faceva rimpiangere quella patria adottiva che mi aveva accolto e che avevo lasciato per ritornare nel luogo che avevo tanto rimpianto e che mi era caro.

Avevo fatto una scelta, sbagliata o giusta che fosse, ormai era fatta e non intendevo fare marcia indietro. L'unico incoraggiamento era il pensiero che prima o poi mi sarei adattato. Io che al sentire una canzone o una musica del mio paese mi commuovevo fino alle lacrime. Io che al solo conversare con i paesani, anche loro lontani di casa, andavo fiero della lingua madre, andavo fiero di quel mondo che avevo lasciato. Mi sentivo tradito nell'intimo. Pazienza, dovunque ci si fermi a lungo, quando si parte, qualche cosa si trova e qualche cosa si perde, è una realtà assoluta. Dovevo combattere, per vincere anche quest'avversità. Oggi, dopo tanti anni, grazie a coloro che sono restati quelli di una volta, in parte ho ritrovato la mia serenità.

Benito Colonna (Toni)