A livello amatoriale l'obiettivo principale cui tutti i maratoneti ambiscono è impiegare meno di 3 ore di tempo per concludere la maratona. Ogni tanto effettuavo la visita medico-sportiva per ottenere il certificato d'idoneità all'attività agonistica, che mi permetteva di partecipare a tali gare. La visita consisteva in un elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo, la spirometria e l'esame delle urine. Al termine della visita il medico mi chiese che tempo avevo ottenuto nell'ultima maratona. Gli dissi che era inferiore alle 3h 30'. Mi spiegò che, visti i risultati della visita, sarei potuto stare sotto alle 3 ore con una preparazione adeguata a quella distanza. Accettai il suo consiglio e gli dissi che ci avrei provato nella maratona seguente.
Cominciai subito gli allenamenti e, a giorni alterni, al ritorno dal lavoro mi recavo presso il campo sportivo di Ponte Nuovo, dove era presente un circuito di circa 1 km illuminato e dove ogni sera trovavo sempre qualcuno che si allenava. Ogni volta cercavo di aumentare i giri in modo di avvicinarmi sempre di più alla distanza che avrei dovuto fare nella maratona. Il sabato mattina invece facevo un allenamento lungo, partivo da casa e raggiungevo l'argine dei Fiumi Uniti, poi proseguivo fino a Lido di Dante, continuavo poi sulla spiaggia in riva al mare percorrendo così una distanza fra andata e ritorno di circa 40 km.
Scelsi di partecipare alla Maratona di Carpi (Modena) denominata Maratona d'Italia e valida anche come campionato italiano di maratona. Il 29 ottobre 1989, giorno della maratona, appena giunto a Carpi mi recai nel luogo dove si effettuavano i massaggi. Il massaggiatore era di Rimini, durante il massaggio mi disse che aveva rilevato un leggero stiramento al muscolo del polpaccio della gamba destra, che avrebbe potuto compromettere la mia prestazione. Mi consigliò di non partire perché avrei sicuramente peggiorato la situazione rischiando uno strappo. Gli dissi che ero intenzionato a partire perchè avevo effettuato una preparazione adeguata.
Durante la corsa sentivo un continuo dolore alla gamba, ma continuavo ad andare avanti. Ai 40 km mi fermai al ristoro, avevo impiegato un ottimo tempo sotto le tre ore, mancavano solo 2 km alla meta. Quando stavo per ripartire, sentii un forte dolore al polpaccio che m'impediva di camminare. Mi stesi per terra e mentre stavo pensando di ritirarmi giunse un ragazzo, che non conoscevo, che mi aiutò a rialzarmi e m'incoraggiò a proseguire dicendo che avremmo fatto insieme gli ultimi 2 km.
Questi mi sembrarono eterni ma alla fine col suo aiuto arrivai al traguardo 303° assoluto col tempo di 3h 22' 19". Ringraziai il maratoneta che mi aveva aiutato, senza di lui mi sarei ritirato. Alla maratona avevano partecipato altri sette atleti del nostro Gruppo Podistico DLF: Saponi Gloriano 193° assoluto tempo 3h 9' 42", Righini Solerte 239° assoluto tempo 3h 15' 56", Ghinelli Domenico, Fantini Antonio, Brughiera Lucio, Donati Gabriele e Facchini Sante. Alla fine, anche se non avevo raggiunto l'obiettivo, ero soddisfatto perché il tempo comunque era il migliore che avevo ottenuto su quella distanza.
Nella foto gli ultimi chilometri, alla mia sinistra l'atleta n. 34 Eviani Enzo di Faenza, che mi ha aiutato a raggiungere il traguardo.
Marino Masini
