Elio Biagini, 1923 - 2005, già ferroviere con la qualifica di Capo Treno e Sindaco revisore al DLF di Rimini, lasciò memorie sulle vicende che lo coinvolsero come militare nel secondo conflitto mondiale. In questo suo scritto si sofferma sul periodo di detenzione nel campo di concentramento M. Stammlager 17/B Austria. In questo episodio riporta il periodo di detenzione che lo vedeva utilizzato come forza lavoro, con altri compagni, in una cava di pietra, da dove si ricavavano cubetti di porfido.
Ai margini della cava avevamo una specie di cucina che ogni giorno, a pranzo e a cena, preparava esclusivamente patate in umido con pomodori. Nei giorni di sabato pomeriggio i contadini del luogo venivano a prelevare qualcuno di noi per adibirli a lavori a casa loro. Al termine erano compensati con qualche chilo di patate, pane di segale e qualche sigaretta.
Arriva il giorno del Natale 1944. Di buon mattino ci scambiamo gli auguri sperando di passare il prossimo a casa con i nostri cari. Fuori c'è neve, il piccolo lago è ghiacciato e un pallido sole filtra attraverso il bosco rendendo l'atmosfera natalizia quasi serena. Si decide di fare una drastica pulizia nella baracca, anche se molti sono contrari. Si tolgono dai castelli i pagliericci e con l'acqua, presa dal lago dopo avere rotto il ghiaccio, si lava il pavimento con delle spazzole. Tutti a torso nudo, ci si lava nel laghetto anche se senza sapone. Così passata la festa si ricomincia.
Un mattino il capo con il bastone mi si avvicina, mi chiede di seguirlo. Mi accompagna in uno dei tanti box vuoti e mi fa capire che dovevo in quel luogo produrre cubetti di porfido. Guardo perplesso il capo cercando di spiegargli che non sono all'altezza del compito, ma questo mi fa capire che con la buona volontà si riesce a fare tutto. Fa portare nel box un grosso masso e da un ripostiglio estrae gli attrezzi: un martello a cuneo, una grossa mazza e anche un cuneo, occhiali di protezione e zeppe di acciaio e spessori. Poi chiama l'unico operaio, molto anziano, per farmi insegnare come lavorare la pietra.
Questo con colpi precisi, seguendo la venatura della roccia, trasforma in breve tempo la pietra in cubetti. Lasciato solo, provo a imitare il vecchio maestro ma l'esperienza ha il sopravvento e non riesco a spezzare la pietra. Quando tornò il capo, con sguardo severo, mi indica, dove devo colpire con la mazza. Lentamente cerco d'imparare il nuovo mestiere ma, la sera, il capo, dopo l'ultima ispezione per verificare la produzione, scuote decisamente la testa.
I giorni passano e la guerra continua. Da notizie che circolano, si apprende che l'esercito nazista sembra in ritirata su tutti i fronti e gli aerei anglo - americani intensificano i bombardamenti sulle grandi città tedesche.
Elio Biagini