Entrai in ferrovia per caso. Avevo un cognato che lavorava nelle Officine FS di Rimini, sapendo che c'era un bando di concorso da aiuto macchinista fece domanda per suo figlio e anche per me. La domanda la fece per il compartimento di Milano, perché i posti in palio erano in numero maggiore. Alla data del concorso siamo andati a Milano, il luogo stabilito era un edificio in piazza della Vetra. Eravamo più di tremila, io ero il più giovane, per questo fui scelto per estrarre il tema. Alla fine delle prove previste rimanemmo in 148.
L'essere il più giovane si rilevò, però, un handicap, perché per accedere al concorso bisognava avere un minimo di 25 anni e io, per pochi giorni, non ci rientrai e fui quindi escluso. Per me fu un trauma, anche perché i concorsi per macchinista si facevano di rado, il precedente si era tenuto cinque anni prima, questo voleva dire che per tentare di nuovo avrei dovuto attendere, nella qualifica di aiuto macchinista nella quale nel frattempo ero stato assunto, ancora per chissà quanto tempo.
Nel 1974 i sindacati riuscirono a imporre alla dirigenza ferroviaria un altro concorso, però l'amministrazione tentò di boicottarlo, non mise a disposizione nessun istruttore e lasciò i concorrenti in balia di se stessi. Nel deposito di Milano Greco eravamo una decina di partecipanti e ci arrangiammo aiutandoci fra noi, però il morale era molto basso. La prima prova fu lo scritto e lo facemmo al Deposito di Greco, il quesito posto fu che dovevamo rimediare a un'avaria a un locomotore e come procedere per la riparazione. Per descrivere l'avaria e come rimediare, fui molto succinto e non riempii tutto il foglio protocollo.
Mentre eravamo in attesa ci raggiunse l'ingegnere con un macchinista anziano, che si chiamava Carena, passando davanti a un mio collega disse: Questo è un bravo ragazzo, bisogna promuoverlo, arrivato a me, mi apostrofò in milanese: Che schi l'è un grasp de rost, ci rimasi male e non capii il significato di tale frase, il Carena lo conoscevo marginalmente e mai avevo viaggiato con lui. Comunque sia, passai la prova scritta. Seppi poi che l'ingegnere era rimasto meravigliato per come, in poche parole, avevo descritto le cause dell'avaria.
Per la prova orale fummo divisi in due gruppi in base alla lettera iniziale del cognome, io finii nel secondo gruppo. La prova si svolse a palazzo Litta, sede degli uffici del Compartimento di Milano. Sull'esito di tale prova si seppe che del primo gruppo uno solo era stato promosso. Il giorno che fui a mia volta convocato di buon mattino m'incamminai da casa per prendere l'autobus, pioveva molto forte e anche se avevo l'ombrello, mi bagnai i pantaloni e sfortuna delle sfortune un gatto nero mi attraversò la strada, non sono superstizioso ma pensai proprio che gli esami forse non sarebbero andati bene.
Arrivato a palazzo Litta costatai che c'era solo un altro partecipante al concorso. Ci prese in consegna un Capo Deposito Istruttore di Greco. La prova consistette nel calcolo di una prestazione di un locomotore 636, mi diede i libri occorrenti. Fatti i calcoli, mentre pensavo mentalmente, i conti non mi tornavano, controllai avevo sbagliato macchina. Rifeci i calcoli appena in tempo, prima che arrivasse l'istruttore per il ritiro del compito. Mentre poi mi accompagnava in aula dove mi attendeva la commissione, incontrai il compagno di esami che già era passato al loro vaglio, mi disse di essere stato bocciato. Secondo lui aveva risposto bene a tutte le domande che gli erano state poste, esclusa l'ultima perché si era confuso riguardo al freno westinghouse.
Si può immaginare la mia agitazione quando, poco dopo, entrai nell'aula dove dovevo essere esaminato. La commissione era composta da quattro persone. Uno di questi, un ingegnere, notò la mia preoccupazione, mi disse: Fatti avanti, non siamo qui a mettere disagio nessuno. Fui così in parte tranquillizzato. Mi furono posti dei quesiti ai quali risposi, sia pure con qualche tentennamento, adeguatamente. L'ultima domanda riguardò il come comportarsi nel locomotore con lo scoppio di un principio d'incendio nella cabina alta tensione, quando mancava poco all'arrivo in stazione.
Era una domanda che avevo discusso una settimana prima con miei colleghi di corso, e il comportamento condiviso era stato il fermarsi e spegnere l'incendio. Infatti fu questa risposta che diedi. A quel punto mi valutarono abbastanza preparato e decisero che potevo andare, ma avevo fatto pochi passi, quando un ingegnere mi richiamò e dicendo: Torni qui, non abbiamo fatto nessuna domanda sulle macchine a vapore. Si può immaginare il mio disappunto. Comunque mi fece una domanda semplice, gli diedi la risposta esatta e questa volta fui lasciato libero di andare.
Una volta in strada mi sentivo leggero come una piuma, come uscito da un incubo. L'ultima prova cui dovetti sottopormi fu quella pratica, consistette nel guidare un locomotore su un tratto della linea Milano C.le - Lecco. A me diedero la guida per la prima parte. Prima della partenza il cedolista mi diede un modulo m40 per lavori in corso con riduzione della velocità a 30 km orari. L'ingegnere che mi accompagnava era visibilmente preoccupato, ma si riuscì a superare senza problemi questo inconveniente. Io avevo finalmente superato tutte le prove.
La più grande soddisfazione fu che nel compartimento di Milano avevo riportato un punteggio di 28 su 30 e il secondo classificato 22 su 30.
Vittorio Morolli