Mario Macina, 1888 - 1981, già ferroviere presso le Officine Locomotive di Rimini, esponente del partito socialista, poi dal dopoguerra segretario del partito socialdemocratico. Ricorda in questo suo scritto come, nel 1911, erano forniti in modo carente ai cittadini servizi essenziali quali: luce e acqua.
L'acquedotto comunale fu inaugurato nel 1911 e gli utenti non superavano un centinaio perché il raggio d'azione del nuovo impianto era limitato a poche strade del centro cittadino. Prima di tale data l'acqua per uso domestico era attinta nelle fontanelle pubbliche e in qualche pozzo privato; mentre l'acqua piovana era raccolta in recipienti e conservata come bene non sperperabile. Chi non poteva, o non voleva, servirsi delle fontane pubbliche, poteva abbonarsi con gli acquaioli di piazza che portavano l'acqua a domicilio con orci di terra cotta.
Riguardo la luce nella zona a mare, limitatamente al periodo estivo, funzionava una piccola centrale elettrica che illuminava il piazzale del Kursaal e qualche altro viale limitrofo. La sua attività cessava verso l'una di notte, orario prorogato sino all'alba in alcune occasioni di qualche serata di gala. Nel centro cittadino l'illuminazione era a gas mentre nelle frazioni il buio era totale. I privati si arrangiavano alla meglio con candele o con qualche fumoso lumino a olio mentre le categorie più fortunate usavano il petrolio, comunemente chiamato canfein.
Tutte le case, anche quelle signorili, erano prive delle fosse biologiche e la vuotatura dei pozzi era fatta dai contadini che utilizzavano il liquame come concime. Venivano in città di notte con piccoli carri trainati da buoi, aprivano il coperchio del pozzo e, con pale, raccoglievano lo sterco che versavano in recipienti scoperti. L'operazione lasciava naturalmente un fetore che ammorbava l'aria per diversi giorni.
Nel Borgo San Giuliano erano molte le strade prive di pavimentazione, di fognature, di acqua, di luce e le case mancavano dei più elementari servi igienici. Tutti i rifiuti, anche quelli corporali, dovevano rimanere appartati sino al mattino successivo quando Bighin al grido: Avanti donne, avanti burdel, purtem sobit iurinel passava con un carrettino, trainato da un somarello, per raccogliere le immondizie di ogni genere, comprese le materie fecali.
Mario Macina