Vito Milano, Rimini 1926 - 2011, già ferroviere con la qualifica di Capo Gestione Superiore, lasciò memorie sulla sua esistenza. In questo breve scritto racconta le sue sensazioni e dipinge un quadro della città negli anni dal 1944 al 1945. Lui con la famiglia era rientrato in città dopo lo sfollamento e la fine delle ostilità belliche.
A Rimini ci ritroviamo come scampati all'apocalisse. Nudi e crudi, affamati e senza un tetto per ripararci. Questa è la reale drammatica situazione per la maggior parte dei riminesi. Eppure si era strafelici e desiderosi di riprendere una nuova, serena esistenza. Ognuno si rimbocca le maniche per rifarsi di quanto, con la guerra, aveva perduto. Purtroppo soltanto le ferite fisiche e i tanti lutti non si sarebbero più potuti cancellare. Rimini tutta ne piangeva un numero veramente spropositato.
Siamo sprovvisti di tutto, manca la corrente elettrica per illuminare le nostre abitazioni disastrate e ci costruiamo rudimentali lumi ricavati da barattoli alimentati con prezioso petrolio, a fatica racimolato dagli alleati. Beneficiamo della stragrande abbondanza che essi si portano al seguito e che spesso ci elargiscono, magari in cambio di un fiasco di vino oppure semplicemente per attirarsi la simpatia delle ragazze locali.
Ci vestiamo con lo scarto dei loro vestiari, fanno moda i cappotti confezionati con coperte militari. Ripeto eravamo strafelici di risorgere a una nuova vita, come svegliati da un allucinante sogno. Nell'aria regna grande euforia e tutti sembriamo migliori e affratellati! Spazzate via le montagne di macerie, che spesso servono a ricolmare le voragini procurate dalle bombe, si balla ovunque, al suono di quelle tipiche musiche americane rimaste famose, ed esplode il boogie - woogie.
1945: la guerra è veramente finita! Alla spicciolata comincia il lento rientro dalle zone di operazione e dai campi di concentramento dei combattenti. Molti portano sulle carni i segni della sconvolgente dolorosa guerra. Molti sono quelli che non faranno più ritorno. Morti e dispersi, lontani dalla loro terra e dai loro cari che li piangono inconsolabili.
Vito Milano