UN PROFICUO ACQUISTO

Benito Colonna (Toni), Rimini 1937 - 2024, ha lasciato memorie sui suoi trascorsi di vita. Questo in particolare per quelli ferroviari. Prima del suo rientro a Rimini operò nel compartimento ferroviario di Torino, come Macchinista FS in servizio nel Deposito Locomotive di quella città. Luogo dove si sposò e mise su famiglia. In questo racconto riporta una sua singolare esperienza vissuta, durante una sosta lavorativa, a Ventimiglia.

Nell'organizzazione del traffico ferroviario, nel turno estivo, era prevista l'aggiunta di un treno rapido Torino - Ventimiglia, da farsi con locomotore diesel elettrico. Un treno che doveva servire la riviera portando i torinesi al mare. Questo comportava per tutti i macchinisti del turno di fare un viaggio in cabina anche con personale di Savona, alla luce del giorno, per prendere visione e conoscenza della linea da Savona a Ventimiglia. Le stazioni da servire, su quella linea, erano tante e tutte con fermata. Le gallerie erano numerose e tutte sconosciute. Bisognava imprimersi bene nella mente le varie località e segnare sull'orario di servizio certe particolarità.

Quella mattina, feci il percorso assieme a Germanetto, un amico, macchinista più anziano di me, del paese di Barbaresco, vicino ad Alba. Sul locomotore un 636 a corrente continua, la coppia era formata dal macchinista e da un manovale abilitato aiutante macchinista. Giunti a destinazione, durante la sosta, ci incamminammo per il viale che dalla stazione porta al mercato dei fiori. Il manovale, un tipo piuttosto sveglio, ci chiese se era nostra intenzione acquistare dei fiori che si sarebbe interessato a farci spendere poco.

Premetto che era una stagione fredda e qualche giorno prima, avendo partorito mia cognata, sorella di mia moglie, al mercato di Torino, in piazza Bengasi, avevo comprato un mazzo di rose e le avevo pagate, per le mie tasche, un prezzo esorbitante. Il giovanotto, vista la nostra perplessità, disse: Ancora è aperto il mercato all'ingrosso, poi si aprirà al minuto, se volete dei fiori, questo è il momento, datemi cinquecento lire ciascuno.

Mi pareva volesse prendermi per i fondelli, chiesi: ma che cosa vuoi comprare con questi pochi soldi? e lui di rimando: Non preoccuparti, aspettami qui. Poco dopo ci raggiunse. Aveva quattro grossi mazzi di fiori. La sera, giungendo a casa, la mia giovane mogliettina da subito mi rimproverò. Disse: Ma tu sei matto o incosciente. Con le ristrettezze che facciamo per mandare giù a tuo padre i denari per pagare la casa, tu vai a sperperare riportando tutti questi fiori che saranno costati un capitale.

Quando le spiegai tutta la faccenda e quanto avevo speso, il volto le si illuminò, affermò: Quando ritorni a Ventimiglia? Ricordati di riportare altri fiori. Li contammo: erano cinquanta garofani e quarantadue rose rosse a gambo lungo. Riempimmo la casa di fiori e profumo. Ne portammo pure un bel mazzo a scuola, dove la nostra piccina frequentava la scuola elementare.

Benito Colonna (Toni)