MILITARI ITALIANI INTERNATI

Elio Biagini (1923 - 2005), già ferroviere con la qualifica di Capo Treno e Sindaco Revisore al DLF Rimini, lasciò memorie sulle vicende che lo coinvolsero come militare nel secondo conflitto mondiale. In questo suo scritto si sofferma sul periodo di detenzione nel campo di concentramento "M. Stammlager 17/B Austria"

Vi fu un periodo in cui venni inserito in un elenco di prigionieri destinato al lavoro in una cava di pietra. Comunicataci giorno e ora di partenza, ci radunammo, eravamo circa una sessantina. Arrivati gli automezzi si partì per la destinazione. Ci accompagnavano alcune guardie. Attraversammo paesi e boschi arrivando in una città di nome Gmund (Cecoslovacchia). Appena superato l'abitato ci ritrovammo in mezzo a un bosco, dove si trovava un piazzale con una baracca e un vicino edificio. Le guardie ci fecero scendere: era questa la nuova residenza. Ci sistemaro tutti nella baracca munita, al suo interno, di letti a castello dove ci sistemammo.

Trascorso poco tempo ci chiamarono fuori. Ci aspettavano, oltre le guardie, un tedesco in abiti civili che per camminare si aiutava con un bastone, in quanto aveva una gamba rigida. Si avvicinò e in un italiano molto stentato ci fece capire di essere il dirigente della cava perciò avremmo dovuto rispettare i suoi ordini. Dopo questi convenevoli, alzando il bastone, ci fece cenno di seguirlo e così facemmo. Ci allontanammo dalla baracca di circa 200 metri quando davanti a noi si presenta una voragine profonda molte decine di metri.

Percorso un breve tortuoso sentiero in discesa, il capo ci spiega che il nostro lavoro consisteva nello scavare fino ad arrivare alla roccia viva per poi farla saltare dopo avere praticato dei fori con l'ausilio di martelli pneumatici. Dai massi staccati dall'esplosione venivano poi ottenuti cubetti di porfido. Fummo divisi in due squadre: una era addetta a riempire con la terra estratta dei piccoli vagoncini posti su rotaia, l'altra squadra provvedeva invece alla cernita delle pietre, quelle che non servivano venivano accatastate in grossi cumuli ai lati del bosco.

Elio Biagini