Avevo iniziato a scrivere l'articolo di fondo per trattare un altro argomento quando mi è giunta voce di una versione sulla realizzazione dell'osservatorio astronomico di Montegrimano (PU) che poco corrispondeva con quello che avvenne in realtà. Circostanza che mi offre il destro per una ricostruzione puntuale degli avvenimenti che portarono il DLF ad affrontare quell'impresa, per averla seguita passo dopo passo.
L'approdo all'osservatorio è stato il momento conclusivo di un percorso che ha la sua premessa nella costituzione del Gruppo Astrofili, avvenuta nell'anno 1984, da parte di alcuni soci ferrovieri dell'Officina G.R. Rimini. Vi fu, fin dagli inizi della sua attività operativa, un presupposto fondamentale che permise a questo sodalizio, fra l'altro composto da persone dalle valide capacità tecniche e un buon livello culturale, di evolvere e funzionare: la reciproca stima e considerazione; viatico all'instaurazione fra gli stessi di solidi rapporti di amicizia.
Fu così che questi amanti delle stelle con estremo zelo, supportati economicamente dal DLF, si posero come prioritario obiettivo la costruzione di un telescopio per l'osservazione visuale e fotografica della volta celeste. Strumento che fu, in tempi assai brevi completato, con le seguenti caratteristiche: 250 mm di apertura e 1500 mm di focale, motorizzato e reso trasportabile su un carrello da traino a scopo itinerante. Questa acquisizione diede loro l'opportunità di spingersi lontano da agglomerati urbani, non inquinati da fonti luminose, per conseguire così più favorevoli condizioni per scrutare le stelle.
Passano gli anni quando alla testa del gruppo subentrò Luciano Cristofori che subito si caratterizzò per il suo spirito d'iniziativa e dinamismo. Nei primi mesi del 1996, poco dopo che il gruppo aveva ricevuto dalla fondazione Cassa di Risparmio di Rimini un'elargizione di 5 milioni di lire, motivata dal riconoscimento per l'intensa attività svolta a livello didattico, si fece promotore, con caparbia ostinazione, dell'idea di installare, in idonea località appenninica, una postazione fissa per l'osservazione del cielo.
Disegno che nelle loro intenzioni (quando scrivo loro mi riferisco al già citato Luciano Cristofori e Liviano Betti, gli unici due rappresentanti del gruppo che sulla questione si rapportavano con me e l'amministratore Mario Zammarchi) era piuttosto modesto, si limitava a una sorta di capanno per il ricovero dell'apparecchiatura. Ricordo ancora quegli incontri, nei quali ovviamente loro chiedevano un congruo sostegno economico a favore dell'iniziativa.
Ci furono diversi momenti di scambio di opinioni, serrati confronti. Dopo avere tergiversato a lungo feci loro una proposta ovvero che il DLF si sarebbe potuto forse impegnare ma solo per un progetto serio che non lasciasse, poi, spazio a ripensamenti, che fosse basato su requisiti di efficienza, fattibilità, affidabilità e praticità. Questa mia proposta fu musica per le loro orecchie e accolta con estremo favore. Di lì a poco fu messo in opera un progetto, sottoposto al vaglio del Consiglio Direttivo, che lo valutò positivamente in linea con i fini istituzionali e deliberò per l'investimento patrimoniale.
Loro si misero repentinamente alla ricerca di un appezzamento di terreno idoneo e acquistabile. Dopo diverse ricognizioni, individuarono presso una zona di calanchi, un'area ricadente sotto il comune di Macerata Feltria. Furono avviate subito contatti con il primo cittadino di detta località al quale, in un incontro, furono esposte le nostre intenzioni. Immediato e manifesto sembrò il suo entusiasmo. Ci assicurò, nell'ambito dei suoi poteri, la massima disponibilità ad assecondarci e facilitare il conseguimento dell'obiettivo, che doveva, però, necessariamente passare attraverso la modifica del piano regolatore comunale per il cambio di destinazione d'uso dell'area interessata.
Questione apparentemente semplice che, a suo avviso, si sarebbe dovuta risolvere celermente. Non fu così. Nonostante le assicurazioni ricevute, le domande scritte, le ripetute sollecitazioni, la pratica non si sbloccò e, nostro malgrado, dopo avere temporeggiato circa un anno, delusi e amareggiati, decidemmo di rivedere i nostri piani. Era marzo 1997, si ricominciava da capo nella ricerca di un'altra area che ben presto fu individuata, a qualche chilometro di distanza dalla precedente, in una zona isolata, a Monte San Lorenzo, frazione del comune di Montegrimano.
Il sito era allora impervio, non facilmente percorribile con automezzi. Raggiungibile nei suoi ultimi 50 metri attraverso uno stretto sentiero dal fondo stradale accidentato. Anche in questo caso, ci rivolgemmo immediatamente al sindaco del luogo, che ci ricevette e, una volta visionato il progetto, ci assicurò il suo massimo interessamento. Anche in questo caso si trattò di seguire un percorso fatto di lungaggini burocratiche per ottenere i vari visti, nullaosta e autorizzazioni, ma tutto andò a buon fine. Si pose quindi mano alle procedure relative all'acquisto dell'area in questione.
Con i proprietari del terreno si addivenne a un accordo sul prezzo d'acquisto e sui termini di pagamento. Fu quindi interpellato l'Ufficio Centrale del DLF per ricevere il benestare, che si dava per scontato. Invece non fu per niente una semplice formalità, tutt'altro. Risultavamo il primo caso di Dopolavoro in Italia che affrontava una compravendita immobiliare. Con lo Statuto precedente, fino all'anno 1995, un'operazione del genere non sarebbe stata consentita. Si superò comunque anche questo ostacolo. Sempre alla Sede Centrale DLF chiedemmo un finanziamento, un prestito per edificare la struttura. Ci fu concesso, ma non nelle misure e nelle aspettative; in termini ridotti di circa un terzo rispetto la spesa.
Con in mano la concessione edilizia per la realizzazione di un fabbricato in calcestruzzo di circa 98 m2, furono appaltati i lavori e allestito il cantiere. La ditta edile operò alacremente anche se, nei periodi invernali, vi furono prolungate sospensioni per le avverse condizioni meteorologiche. È in questo contesto che emerse lo spirito di abnegazione, l'impegno profuso con straordinaria passione civile e continuità da parte di alcuni esponenti del gruppo astrofili, in particolare fra i più motivati, oltre i già citati Luciano Cristofori, Liviano Betti, Gianfranco Della Giovanna e Bartolomeo Maioli. Sono questi che principalmente curarono la logistica, effettuarono le ricognizioni per seguire i lavori, contattarono per primi i tecnici, le imprese, le quali poi noi dell'esecutivo DLF perfezionavamo con accordi.
Non solo questo loro e i più stretti collaboratori contribuirono notevolmente ad alleviare il carico delle spese con un lodevole lavoro volontario, provvedendo direttamente all'esecuzione di diversi interventi, alcuni veramente impegnativi e di valore, come la geniale costruzione della cupola emisferica dell'osservatorio, di 5 metri di diametro, con movimento rotatorio a 360° e portello costituito da due sezioni ad apertura automatica. La cupola, dopo mesi di alacre lavoro, una volta ultimata si rilevò perfetta.
Per trasferirla dal Dopolavoro a destinazione fu necessario prelevarla con un elicottero. L'unica carenza dell'immobile era la mancanza d'acqua, problema al quale inizialmente si ovviò con il posizionamento di serbatoio per la raccolta dell'acqua piovana. Fu utilizzato per un breve lasso di tempo, perché durante un fortunale andò malauguratamente distrutto. Si ricorse allora all'intervento di un rabdomante, tentativo che andò a buon fine e venne così installato un pozzo artesiano. Altro rilevante, indispensabile, esborso fu costituito dall'acquisto del telescopio.
Anche in questo caso il Consiglio Direttivo DLF non lesinò nella spesa, con la scelta che si indirizzò su uno strumento ottimale di alta qualità: un telescopio dal diametro di 500 mm prodotto e fornito dalla ditta Oakleaf Instruments di Varese. A questo punto, era la primavera del 1999, l'osservatorio era completato. Un risultato che nell'ambito delle due regioni di confine, è ancora il primo e il più attrezzato a livello amatoriale.
Considerazione finale, quest'opera si è rilevata, a distanza di tempo, più che indovinata in particolare per quello che poi è accaduto nella sede storica dove la società FS ha estromesso il DLF da diversi immobili sui quali poteva in precedenza contare per lo svolgimento delle attività statutarie.
Giovanni Vannini
