Mario Macina, Rimini 1888 - 1981, già ferroviere, esponente socialista, protagonista degli scioperi ferroviari del 1921 - 1922 fu per questo licenziato. Nel dopoguerra aderì alla socialdemocrazia di cui fu segretario cittadino e consigliere comunale fino al 1965. Lasciò memorie scritte dei primi decenni del secolo scorso.
Il 1898 fu l'anno dei tumulti di piazza originati dall'estrema miseria in cui si dibatteva il popolo italiano. Anche a Rimini si ebbero a deplorare conflitti con la forza pubblica seguiti da molti arresti che non valsero a spegnere il moto popolare determinato no da motivi politici, ma dagli stimoli della fame. Ai tumulti di maggio, che non furono circoscritti a una sola zona ma ebbero ripercussioni di carattere nazionale, seguirono molti arresti e pesanti condanne. I partiti di opposizione si fecero promotori per l'emanazione di un'amnistia che portasse alla pacificazione e placasse gli animi ancora eccitati.
Se ne ebbe un eco nel nostro Consiglio Comunale e se ne fece interprete il repubblicano Serpieri il quale, oltre a chiedere al Consiglio un voto di adesione alla richiesta di amnistia, volle aggiungere un codicillo che aveva un riferimento di carattere locale. Proponeva il Serpieri che quando un imputato era assolto anche per insufficienza di prove, non dovesse essere rimosso dal suo impiego. Il sindaco Duprè, pur ammettendo che era giusto anche all'assolto per insufficienza di prove non precludergli la strada per guadagnarsi il pane, non poteva ammettere la sua presenza negli uffici comunali perché poteva corrompere altri impiegati ed era uno stimolo alla ribellione.
Messa ai voti la proposta Serpieri, sia per l'amnistia di carattere generale, sia per il mantenimento in ufficio degli assolti per insufficienza di prove, ebbe questo risultato: favorevoli all'amnistia 5, contrari 15.
Dai fatti, sia pure molto frammentari esposti in questo capitolo, si può dedurre quale fosse la situazione politica, sociale di Rimini all'inizio del secolo scorso.
Mario Macina