La guerra era passata e le persone avevano ripreso a lavorare con speranza e impegno per ricominciare una vita migliore. Anche Salvatore, di professione falegname, insieme alla sua famiglia, aveva cercato una ripresa positiva nella vita. La casa, ritrovata mezzo distrutta dopo il passaggio dei bombardamenti, era stata ristrutturata, anche se non completamente. Il piano superiore era stato lasciato grezzo ma giusto per trasformarlo in laboratorio per la sua falegnameria. L'entusiasmo di Salvatore era grande; lui era un uomo giovane, forte, felice di essersi formato una famiglia ed era pieno d'iniziative. Non aveva paura della fatica e con le sue mani grandi e nodose faceva opere d'arte con il legno, il suo grande amore.
Cominciava vedere il futuro con animo sollevato, soprattutto dopo la firma di un contratto con una ditta di mobili per la fornitura di diverse camere da letto complete. Dai, dai, Salvatore, al lavoro. Questa è la tua occasione! Diceva, mentre si sfregava le mani pronto a iniziare. Durante l'estate aveva cercato di procurarsi il legname necessario anche firmando diverse cambiali ed era riuscito pure a rifornirsi dei vari materiali utili. Era ormai giunto quasi alla fine dell'anno quando iniziò il lavoro vero e proprio. L'umore era alto ed era riuscito a infonderlo anche alla sua famiglia. Andrà tutto bene, diceva a se stesso e alla moglie, sono finiti i tempi bui!
Quando cominciarono i mesi invernali però qualcosa iniziò a cambiare! Soffiava spesso un vento che portava pioggia e ghiaccio. Questa non è la solita tramontana, è vento gelido, che viene dal nord e non promette niente di buono, diceva. I vetri dello stanzone, non riparati dagli scuri, erano sempre ricoperti da leggere lastre che formavano ricami di neve come merletti. Dal tetto scendevano ghiaccioli che decoravano i coppi per giorni. Salvatore non si fermava, tagliava, segava, piallava, si fermava solo per soffiare un po' di alito caldo sulle mani gelate!
Arrivò gennaio, il tempo peggiorò con abbondanti nevicate che non si fermavano per giorni. Finiranno prima o poi, sperava Salvatore. Le temperature però erano andate sotto zero e con quel freddo era sempre più faticoso lavorare! Ogni tanto andava alla finestra e il cuore perdeva il battito per la preoccupazione. La neve aveva coperto tutto: case, campi, strade... tutto era bianco, la casa era isolata e occorreva interrompere il lavoro per andare a spalare almeno uno stradello per raggiungere la via principale. Tutti i vicini avevano lavorato per liberare le porte delle loro case e per farsi una via di fuga!
La preoccupazione di Salvatore cresceva: sarò capace di rispettare il termine dei lavori e se anche così fosse sarà possibile consegnarlo? Potranno circolare i camion?. La famiglia viveva ormai al freddo; la legna per riscaldarsi era finita e anche la possibilità di rifornirsi, ma Salvatore uomo sempre molto ingegnoso, pensò bene di riscaldare la casa mettendo nella stufa palle di segatura! Sono o non sono frutto del mio lavoro? Non sono anche loro di legno? Le inumidiva con un po' di acqua, faceva delle pallottole, le ricopriva con della carta o stracci e le sistemava ben ordinate nello spazio della cucina economica. Bruciavano lentamente ma per fortuna riscaldavano e si potevano cuocere le piade che, finché c'era farina, non mancavano. Sarò costretto a bruciare legno buono per non morire di freddo? E per cucinare? Quale cibo però?
Le scorte erano finite come i pochi soldi che avevano e allora pensò di chiedere alla figlia più piccola un sacrificio. A te non potranno negare questo, devi dare la lista che ti prepara la mamma al negoziante Berto e dire: Dopo verranno i miei genitori a pagare! Quanti viaggi con quella borsa! La vita del falegname in quelle condizioni era sempre più difficile. Il freddo gli aveva quasi bloccato le mani; il fornellino a carbone per riscaldare la colla era al lumicino e lui continuava ad alimentarlo con trucioli del legno e a sperare che quelle tavolette di colla, dure e lucide, si sciogliessero in fretta. I giorni passavano, le dune di neve davanti alle case avevano superato un'altezza mai vista, le incertezze e le difficoltà aumentavano.
Perché lavoro, se poi non verranno nemmeno a ritirare la merce? Intanto nello stanzone si ammucchiavano parti del suo lavoro: sponde di letti, cassetti, ante d'armadio... Salvatore non voleva arrendersi e pensò anche di completare l'opera lucidando i mobili. Mentre adoperava il guazzo cominciò a sentire che la testa gli girava e l'equilibrio era più instabile. Sembra che invece di lucidare mi stia scolando un boccale di vino. Alla fine della lotta tra lui e il suo lavoro non sembrava più il solito Salvatore forte e ottimista, lo sguardo si era annebbiato, il fisico stremato e non poté che esclamare: Ora aspettiamo che il cielo e gli uomini abbiano compassione di noi!.
La neve si fermò, le strade furono pulite e alla fine di marzo si sentì sferragliare lungo la via un vecchio camion. La ditta aveva rispettato la parola data ed era arrivata a ritirare tutta la merce. La battaglia contro il freddo e la neve era stata dura ma la volontà e il desiderio di traguardi nuovi e più sereni avevano vinto.
Paola Celli