Vincenzo Santolini, deceduto nel 2020, per decenni eminente figura della politica corianese, contraddistinse la sua esistenza con un pervicace impegno politico e sociale. Raccolse le memorie dell'amico Guido Ceccarelli, questi trascorse gli anni quaranta del secolo scorso alle dipendenze di un colono, come garzone, nelle campagne lughesi.
Agli inizi degli anni '50 del secolo scorso, io e la mia famiglia, che già gestivamo un piccolo podere, decidemmo di cercarne uno più esteso. Si trovò, sempre a Coriano, in una zona di pianura a Pian della Pieve, nei pressi del fiume Marano, di circa nove ettari. Eravamo mezzadri e i proprietari erano i Damerini di Rimini. La casa colonica era in pessime condizioni, mancavano diverse porte e alcune finestre erano prive di vetri. Per sostituire le porte mancanti usavamo delle coperte. La casa era priva di gabinetto, però sotto il porticato c'era un pozzo di acqua potabile.
Noi ci adattammo a quelle condizioni, anzi eravamo lieti, io più degli altri in famiglia, perché finalmente lavoravo con i miei, non più lontano da casa, nelle campagne di Lugo, sotto padrone dove avevo sofferto tanto, malpagato e senza mai essere stato messo in regola. In due anni di lavoro in quel podere la nostra rendita si era raddoppiata. Così la mia gioventù trascorreva in modo soddisfacente.
Io ero molto dimagrito, tante persone mi chiedevano se ero malato e questo mi infastidiva. I dottori che mi visitavano non sapevano come giudicarmi e capire le ragioni del mio deperimento. Mi capitava spesso di vomitare e provavo piccoli dolori nella pancia. Questo fino a quando, nell'agosto del 1951, non decisi di recarmi all'ospedale di Montescudo. I dottori che mi visitarono mi dissero che avevo l'appendicite e che andavo operato. Il primario era il famoso, bravo, dottor Piancastelli che mi operò. Dopo qualche giorno da degente, fui dimesso e dopo un breve periodo di riposo mi ripresi completamente.
Fu incredibile, ben presto mi tornarono l'appetito e la salute. Ero giovane e contento, avevo venticinque anni, mi piaceva stare con gli amici e con le ragazze, ma avevo tanto desiderio di trovare una ragazza tutta per me, ne frequentai diverse, ma non riuscivo a innamorarmi. Arrivò l'anno 1952, si lavorava molto ed eravamo contenti, il padrone decise di restaurare sommariamente la casa colonica, fece cambiare qualche porta e sostituì alcune finestre con altre con vetri sia pure usate.
Il primo maggio 1952, festa di lavoratori, incontrai una ragazza che si chiamava Natalina Maioli, la conobbi presso il circolo Combattenti e Reduci, dove si trovava una sala da ballo (vi si ballava anche il mattino del lunedì, giorno di mercato). Quella ragazza mi piacque tanto e desideravo la sua compagnia. Abitava vicino all'oratorio del Cavallino (Beata Vergine della Consolazione) a Coriano, allora aveva 21 anni. Ci fidanzammo per cinque anni, prima di sposarci.
La Redazione

Oratorio della Beata Vergine della Consolazione a Coriano.