In questo periodo di gravi tensioni che percorrono il mondo, con tutte le guerre in atto, fra morti, feriti, distruzioni e carestie si spera che prevalga il buon senso con soluzioni che plachino gli attriti politicosociali fra le potenze che governano il pianeta.
Allo scopo, per non dimenticare, vi racconto uno scorcio di vita vissuta durante la guerra.
Verso la fine di agosto del 1943 la mia famiglia e io, con la mamma, mio fratello e tre sorelle eravamo a Pietracuta, sfollati in quel paese da cinque - sei mesi. Avevamo lasciato Rimini (da via Bertola in centro in città) per i continui allarmi e sfuggire a eventuali bombardamenti degli alleati, che iniziarono poi incessanti dal novembre 1943. Il babbo Saturnino Sormani, capostazione di prima classe nelle Ferrovie dello Stato, era stato mandato a Lubiana, in Slovenia, per prestare servizio in quel paese. A Pietracuta abitavamo in una casa vicino ai binari della Ferrovia Padana Rimini - Novafeltria.
Noi bambini (io avevo dieci anni, mio fratello Gian Carlo otto e mezzo) andavamo in giro con gli amichetti a giocare sul piccolo monte alle spalle del paese, a volte sul fiume Marecchia, a prendere l'acqua alla fontana per la casa. Un giorno, un ragazzo che conoscevo, proprietario di un cavallo da corsa, mi chiede se voglio andare con lui a fare un giro in calesse. Al mio sì prendiamo la strada verso San Leo. Il cavallo andava veloce e l'aria frizzante del mattino sferzava il mio viso, e io ero molto felice e contento; arriviamo dopo diversi minuti in una località chiamata Agenzia, un borgo di case con un negozio di generi alimentari e bar, per gli abitanti di quel luogo. Dopo una breve sosta si rientra. Non sembrava ci fosse la guerra.
Una mattina, mentre facciamo colazione (la cucina era a piano terra della casa sulla strada per San Leo), sentiamo un rumore e compare un piccolo aereo, poco dopo un forte scoppio, lo spostamento d'aria manda in frantumi i vetri della porta - finestra. Con la paura addosso ci rifugiamo in un angolo sicuro della casa. Dopo qualche minuto usciamo incolumi, ma ancora impauriti, sulla strada per vedere cosa mai fosse successo. Era scoppiato uno spezzone di una piccola bomba incendiaria di aereo, forse sganciata per colpire il ponte della vicina ferrovia. Era caduta, però, lungo la scarpata dei binari a circa 100 - 150 metri dalla nostra casa e aveva divelto diversi metri delle piante esistenti: il biancospino.
Passa l'estate, sentiamo notizie alla radio rassicuranti, ma Radio Londra comunica le frasi per i partigiani la mela è matura, la cicogna ha fatto il nido. L'otto settembre del 1943 l'Italia firma l'armistizio con le truppe alleate. Al ritorno di mio padre dalla Slovenia, saputo del fatto della bomba, decide di lasciare Pietracuta, luogo non più sicuro per l'avanzare del fronte di guerra.
Luigi Sormani
Classe 1933
Ex dipendente Telecom