ll socio Benito Colonna, classe 1937, già Macchinista FS, nativo della frazione cittadina di Rivabella, dove tuttora vive, in questo suo scritto ripercorre aspetti della sua gioventù, non senza celare nostalgia per gli usi e i costumi di quei tempi ormai lontani.
Ancora negli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso le strade di periferia, strade bianche, erano percorse da barrocci trainati da cavalli o asini, birocci trainati da persone, biciclette chi se le poteva permettere, eccezionalmente da moto e raramente da automobili. Le barche sul mare erano quasi tutte a vela, le strade, quelle strette di paese, erano ricoperte in gran parte da bassa erba sulle quali pascolavano tacchini, oche e anatre, tutte quante con legato a una zampa uno straccetto di colore diverso per distinguerne la proprietà.
In estate migliaia di rondoni a caccia di moscerini volteggiavano veloci nel cielo sopra la campagna. Si vedevano e piacevolmente si poteva udire il canto di verzellini, fringuelli, verdoni, allodole e batticode gialle e grigie. L'allodola dal ciuffo, che alta nel cielo come un puntino fermo, cantava per tutto il giorno. Nelle notti estive faceva compagnia il canto dell'usignolo e il gracidare di mille rane.
Diciannove del mese di marzo, festa di San Giuseppe, la sera precedente, come da tradizione, su strade e crocicchi in prossimità delle abitazioni, appena faceva buio, si accendevano centinaia di falò, alimentati con scarti di potature, vecchi legni non più utilizzabili, erba secca, paglia, e altro. Era veramente uno spettacolo vedere le colline che si animavano con l'accensione dei fuochi (fugarazi). Gli abitanti si radunavano attorno al falò a chiacchierare e nel contempo riscaldarsi. La compagnia si scioglieva solo quando le braci stavano spegnendosi.
La flora e la fauna erano ricchissime in ogni dove, come pure l'abbondanza del pesce nei corsi d'acqua dolce e nel mare, e sulle secche di sabbia che si erano formate con il ritiro dell'acqua si raccoglievano saporite vongole (purazi) e cannolicchi (canel). Giunti a casa, scelte le vongole più belle, messe sui ferri ardenti della stufa, facevano udire un verso che pareva piangessero. Poco dopo si aprivano mostrando il loro contenuto gonfio d'acqua salata (e vi posso garantire che era molto più salata di oggi) scottandosi le dita a scotadeda le portavamo alla bocca. Poche vongole, un pezzo di pane e un bicchiere di vino erano un bocconcino da re.
Benito Colonna