LA NOSTRA ABANO

Dopo la precedente pubblicazione sul n. 3/2025 della relazione di Maria Grazia Sormani sul soggiorno termale in quel di Abano, nel periodo 17 - 21 Febbraio 2025, si procede qui con la conclusiva seconda parte.

Giovedì 20 febbraio. Come da programma alle ore 14 partiamo con il pullman per Padova che dista da Abano solo 12 chilometri, in compagnia della guida salita assieme a noi, per strada ci illustra ciò che vediamo dai finestrini. Arriviamo a Padova in 20 minuti. La giornata è splendida, le cupole che spiccano nell'azzurro del cielo quando arriviamo al Prato della Valle, sono quelle dell'Abbazia di Santa Giustina, patrona della città, martire del terzo secolo dopo Cristo. Scendiamo dal pullman e ci incamminiamo nei bei vialetti che solcano l'intera piazza, che fino al settecento era un grande prato acquitrinoso: è ornato di bei camminamenti, ponticelli per superare i canali e soprattutto di belle statue rappresentanti uomini famosi padovani e non.

Ci avviamo poi per le caratteristiche vie pavimentate a lastre irregolari di pietra e con portici; ed eccoci, quasi all'improvviso, a sbucare nella grande piazza antistante la Basilica del Santo (Antonio detto appunto da Padova, benché fosse portoghese di nascita, perché visse e morì nelle vicinanze) con le sue innumerevoli splendide cupole. La Basilica fu iniziata nel 1232 per custodire la tomba del santo ed è uno dei principali luoghi di culto cattolici e meta di pellegrini da tutto il mondo.

La foto ricordo dinanzi alla facciata è d'obbligo e prima di entrare la guida ci dà i ragguagli principali per una visita accurata, nonché devota. L'interno della basilica è veramente uno splendore con le sue numerose cappelle ricche di marmi, affreschi, dipinti e statue, ma soprattutto la cappella dell'Arca è un vero capolavoro: al centro vi troneggia il grande sarcofago contenente i resti mortali di Sant'Antonio esclusi il mento e la lingua che sono rinchiusi in reliquari dorati al centro di teche a parete che contengono anche le reliquie di altri santi. Saliamo in devoto silenzio gli scalini che circondano il sarcofago e appoggiamo una mano sul verde marmo come una fiduciosa preghiera, tutti fanno lo stesso gesto che vuole essere di implorazione e affidamento.

Poco lontano visitiamo la chiesetta, che è incorporata nella basilica, di Santa Mater Domini dove il Santo volle essere portato, sentendo prossima sorella morte, il 13 giugno 1231. Visitiamo anche alcuni chiostri affrescati e specie quello della magnolia che ci colpì per le dimensioni davvero eccezionali della pianta che si trova lì dal 1810. All'uscita non potemmo ammirare la statua equestre del Gattamelata, capolavoro bronzeo di Donatello, perché circondata da coperture per il restauro. Riprendiamo la nostra passeggiata per la città che ci porta alla sede della prestigiosa Università Del Bo, storica sede dal 1493, e così chiamata perché il palazzo che la ospita era un antico albergo che aveva appunto il bue come insegna.

È uno scrigno di storia, cultura, arte e bellezza. Ammiriamo il chiostro interno ricco di stemmi nobiliari e affreschi, poi ci avviammo per andare a vedere, da fuori, il Palazzo della Ragione, costruito nel XIII secolo ha uno splendido loggiato con affreschi di soggetti astrologici. La parte inferiore del palazzo era già esistente nel 1166 mentre pare sia stato sopraelevato tra il 1218 e il 1219. Attraverso un arco a tutto sesto passiamo nella piazza che si trova alla destra del palazzo, sede, con la parte sinistra denominata delle erbe, del mercato cittadino.

Ci inoltriamo nel dedalo delle vie del centro città per andare al caffè Pedrocchi: storico e sontuoso locale di inizio ottocento è il cuore e simbolo di Padova, ed è tra le mete turistiche che non può mancare chi desidera visitare la città. È uno dei più importanti caffè europei e uno dei pochi sopravvissuti tra gli antichi caffè italiani ed è sempre stato luogo d'incontro per intellettuali e letterati, nonché studenti e patrioti, e nelle sue sale avvenivano anche riunioni massoniche. Anche noi ci lasciamo catturare dal bere un buon caffè impreziosito da menta e panna prima di riprendere il pullman che ci riporterà ad Abano, dove ci aspetta una bella cena e una serata danzante.

Venerdi 21 febbraio. Dopo una mattina trascorsa chi a fare l'ultima cura, e chi gli ultimi acquisti, alle ore 14.15 si parte per Rimini. Il tempo è bello, come per tutto il periodo trascorso ad Abano, e possiamo ammirare il paesaggio collinare che si dipana sotto i nostri occhi e poi la pianura verso Bologna, dove facciamo una sosta, e dopo tre ore esatte dalla partenza arriviamo alla nostra amata città. Prima di lasciare gli amici ci scambiamo i numeri telefonici per continuare la bella amicizia anche qua, grati al Dopolavoro Ferroviario che ci ha permesso di vivere questi quasi cinque giorni in completo relax fisico e psicologico.

Maria Grazia Sormani