Gli anni del dopoguerra a Rimini furono quelli della ricostruzione materiale ed economica, soprattutto tramite l'iniziativa privata personale. Dopo tante sofferenze gli sfollati ritornavano alle loro case dalle zone dell'entroterra e da San Marino che aveva ospitato, nelle sue grotte, oltre tremila persone. Non avevano più lacrime da piangere ma nel cuore sentivano l'orgoglio di avere superato quella gravissima prova. Lungo la via del ritorno, mio padre stringeva forte la mano del suo bambino e quella della sua sposa che aveva sempre difeso con coraggio perché portasse avanti la sua gravidanza senza incidenti.
Presto arrivarono davanti alla loro casa che era rimasta in piedi a malapena e che doveva essere sistemata come meglio si poteva: ma era ancora lì che li aveva aspettati! Mio padre era falegname e già pensava al lavoro che avrebbe dovuto fare per riparare tutta quella rovina. I romagnoli erano così: ottimisti, lavoratori, pronti a sfidare la sfortuna, a ingegnarsi e a trovare il buono in tutto!
Abitavamo vicino al mare nella zona centrale e niente come le trasformazioni nella via dei tram poteva dare l'idea del cambiamento. Furono costruiti i marciapiedi, asfaltate le strade, intensificate le corse della filovia, si edificarono le prime pensioni per turisti assieme a negozi e bar. Tutti si riboccavano le maniche per migliorare le loro condizioni. La nostra famiglia nel frattempo era cresciuta di numero per il mio arrivo! L'estate era il momento più vivo e allegro dell'anno, delle giornate lunghe, di luce, di sole, del mare che invitava, adulti e bambini, a correre lungo la riva della sua spiaggia dorata e tuffarsi nelle sue acque azzurre.
Quasi tutte le famiglie che abitavano a marina davano in locazione i loro appartamenti e si ritiravano in capanne o stanzoni adiacenti. Anche noi ci adattavamo per affittare la nostra casa ai primi turisti, che arrivavano soprattutto dal nord, poiché il lavoro degli artigiani scarseggiava e quelle entrate servivano alla mia famiglia! Mio babbo era un uomo alto, molto magro e non cambiò il suo modo di vestire neppure d'estate quando il caldo e l'afa si facevano sentire. Indossava sempre calzoni lunghi e maniche della camicia ripiegate fino al gomito e godeva di questo periodo dell'anno. Era il tempo delle uscite a tutte le ore, del cinema all'aperto, delle passeggiate per ammirare le novità soprattutto lungo la via dei tram.
Gli abitanti della marina, che durante l'inverno se ne stavano chiusi in casa e facevano talvolta fatica a salutarsi, con la bella stagione diventavano amiconi, uscivano e parlavano fra loro. Per vivere di quella libertà ritrovata e vedere lo spettacolo di una Rimini viva e ospitale, si sistemavano sui muretti lungo i marciapiedi o portavano sedie e sgabelli da casa.
Paola Celli

Filobus Rimini - Riccione