COME SONO ENTRATO IN FERROVIA

Dai quattordici ai diciotto anni (1951 - 1955), nei periodi estivi, ho fatto il fattorino alle poste, che consisteva nel recapitare al domicilio dell'utente i telegrammi e le lettere espresso. In quel periodo, ho imparato l'alfabeto morse (ricordo ancora l'intero alfabeto), utilizzato per la ricezione e invio dei telegrammi, questi ultimi utilizzati in quei tempi per notizie urgenti, non essendovi ancora altri mezzi appropriati. A diciotto anni sono entrato nelle Poste come impiegato non di ruolo, sempre nel periodo estivo, con incarico anche di telegrafista. In quei giorni, l'assunzione degli impiegati estivi veniva effettuata direttamente dal Direttore dell'ufficio PT locale.

Ovvio che, per me, il mio futuro sarebbe stato da impiegato alle Poste, come poi è successo a tutti i colleghi che, al tempo, si trovavano nelle mie stesse condizioni. Invece... si intromise Magnoni. Magnoni era un casellante delle ferrovie, amico di mio padre. Io avevo circa diciannove anni e un giorno Magnoni disse a mio padre: C'è un concorso in ferrovia (senza specificare per quale qualifica), perché non glielo fai fare a tuo figlio? Detto fatto. Mio padre me lo riferì e mi disse: in ferrovia stanno bene... lavorano poco... e prendono un buon stipendio. Io non ero mai salito su di un treno, quindi di ferrovia non ne sapevo nulla.

Più per accontentarlo che per interesse personale, mi recai al patronato ACLI per farmi fare la domanda ma senza interessarmi neanche per quale qualifica, per cui, quando l'impiegato mi disse: vuole farlo per tornitore, aggiustatore oppure fucinatore? Io pensai fosse per operaio per cui dissi: tornitore (in laboratorio dell'Istituto Industriale L.B. Alberti, la scuola che ho frequentato, si faceva anche torneria); lui intendeva il capolavoro previsto per l'esame, ma non me lo specificò, io invece ero convinto fosse un concorso per operaio. A questo punto occorre precisare che in quei giorni per l'esame del concorso da allievo aiuto macchinista, era previsto, oltre allo scritto, orale e visita medica/psicoattitudinale, anche il capolavoro suddetto. Potrei spiegare il perché, ma ciò esula dal mio racconto.

Fui convocato all'esame scritto ma senza mai minimamente studiare (il motivo l'ho già spiegato) e solo lì, seppi che il concorso era per Aiuto Macchinista e non per operaio. Solo più tardi seppi che altri riminesi, anche alcuni miei compagni di scuola, fecero domanda per Milano perché in quel compartimento scarseggiavano le domande mentre per Bologna, come ho fatto io, le domande erano tante quindi più difficile entrare in ferrovia. Ma loro si erano informati, io no perché come detto, stupidamente, non mi interessava. Seppi anche che i miei colleghi riminesi si prepararono al concorso andando a lezione dal maestro Pasini. Io somaro, invece nulla.

Non essendo molto tempo che avevo terminato la scuola, allo scritto me la cavai ugualmente e fui ammesso all'orale. E a quel punto, come si dice, rizzai le orecchie e cominciai a studiare, da solo però. Ricordo che per convincermi, non avendo mai viaggiato in treno, andavo al passaggio a livello delle Celle, allora aperto e munito di sbarre, e guardavo transitare i treni trainati da locomotori con a bordo due personaggi che li dominavano e cercavo di immaginare il loro tipo di vita, conveniente, oppure no? Nel caso avessi vinto il concorso, avrei lasciato la comoda vita da impiegato statale, per un altro tipo di vita, nomade e piena di novità.

Da precisare che in quel periodo mi si era aperta un'altra possibilità. Infatti, suonavo il clarinetto e il sax in un piccolo gruppo musicale il quale era stato invitato a trasferirsi a suonare in Svizzera. In quei giorni altri gruppi lo facevano. Io rifiutai, i miei amici con alterne fortune, invece, accettarono e si trasferirono. Superai le prove prescritte e fui assunto a Bologna centrale il 1° ottobre 1957 come allievo aiuto macchinista. Otto mesi di scuola poi Aiuto Macchinista (non più allievo) in prova per un anno; dopo un ulteriore anno, stabilità. Poi servizio militare di leva al Genio Ferrovieri di Castelmaggiore a pochi kilometri da Bologna (in quei giorni il servizio militare si svolgeva all'età di circa 22 anni). Dopo 18 mesi di naia, rientro in ferrovia e dopo alcuni anni concorso da Macchinista e, superati gli esami, in viaggio da aiuto macchinista approvato (abilitazione a viaggiare da Macchinista ma senza essere in possesso della nomina da acquisire previa disponibilità di posti).

Dopo un anno, posti disponibili solo a Milano, quindi trasferimento a Milano Smistamento (1° Gennaio 1966) e nomina a Macchinista di seconda classe. Dopo due anni e mezzo trasferimento a Bologna San Donato e dopo un certo periodo che non ricordo, nomina a Macchinista di prima classe. Settembre 1971, finalmente trasferimento a Rimini. Poi facente funzione da Capo Deposito al 303 distributore. Poi concorso a Capo Deposito. Vinto il concorso al primo posto in graduatoria, ho potuto scegliere l'unico posto disponibile a Rimini. Qualche tempo dopo, nomina a Capo Deposito Superiore e per qualche anno, Istruttore. Poi nomina a Capo Deposito Sovrintendente e per un breve periodo Capo Impianto.
Poi... finalmente in pensione. Il prossimo luglio, saranno 29 anni che la percepisco. Ho fatto bene nel 1957 a fare quella scelta? Pur non avendo la controprova, penso di aver preso il treno giusto.

Filippo Vannini