UN BREVE APPREZZABILE PERCORSO

È trascorso tanto tempo, trentadue anni, da quando sono stato eletto per la prima volta Presidente del DLF Rimini, atto che avvenne in modo del tutto inaspettato. Citare quali ne furono le premesse mi offre il destro, per un po' di cronistoria, per ricordare la figura del mio valente predecessore, Carlo Costantini. Nei giorni 25, 26 e 27 novembre 1992 negli impianti ferroviari compresi nella circoscrizione del DLF di Rimini, che si spingeva a nord fino alle stazioni FS di Cesena e Cesenatico e a sud a Cattolica, si tennero le elezioni per il rinnovo dell'organo direttivo del DLF Rimini.

I soci votanti, ferrovieri in servizio e pensionati FS, furono n. 1.164 (53% degli aventi diritto). Furono eletti nove consiglieri, espressione di due liste contrapposte, patrocinate entrambe da sindacati ferroviari. La Dirigenza Aziendale FS, come prevedeva l'allora Statuto DLF, indicò suoi nominativi per comporre il Collegio Sindacale (tre) e quelli per completare i membri del Consiglio Direttivo, tre Consiglieri (fra i quali il Cassiere Economo, in altre parole il sottoscritto). Per altro l'incarico già lo ricoprivo dal dicembre del 1980.

In seguito i componenti del nuovo Consiglio Direttivo, nella sua prima riunione elessero, a scrutinio segreto, come Presidente del DLF Carlo Costantini. Si deve segnalare che in quelle elezioni era stato il candidato che aveva riportato, in assoluto, il più alto numero di preferenze. Il Costantini era persona nota, vuoi per essere stato molto attivo a livello sindacale e per prestare servizio presso il complesso ferroviario dell'Officina G.R. di via Tripoli (che contava circa settecento dipendenti FS), inoltre in precedenza aveva svolto servizio come dirigente movimento alla stazione di Rimini.

A quei tempi l'Azienda FS elargiva distacchi ai ferrovieri per prestazioni lavorative presso i DLF. Questi contingenti annui per il Compartimento FS di Bologna erano amministrati e rilasciati ai vari DLF da quello del capoluogo, Bologna. Il criterio di assegnazione si basava di massima sul numero dei soci ferrovieri iscritti, per questo motivo Bologna faceva la parte del leone, acquisendone la fetta percentuale più corposa, agli altri DLF rimanevano le briciole, con l'eccezione del DLF Rimini che racimolava un discreto contingente. Questo in virtù di una cospicua presenza di ferrovieri nel riminese, determinata soprattutto dalle maestranze ferroviarie presenti alle Officine Grandi Riparazioni di via Tripoli.

In tale contesto Rimini riceveva distacchi FS per circa 150 giornate, più un distacco permanente. Quest'ultimo era ovviamente prerogativa della carica apicale, ovvero il Presidente che fino allora era sempre stato un agente ferroviario in servizio. Tornando ai fatti, io quale cassiere economo fino al 1987, per assolvere i compiti d'istituto, oltre al mio tempo libero dal servizio avevo usufruito anche di distacchi periodici al DLF (circa 50 all'anno), accadde per che quell'anno, dopo la messa in quiescenza, per limiti di età, del Presidente in carica, con il consenso del Consiglio Direttivo subentrassi in sua vece al distacco permanente. Questo, poi, mi venne confermato, anno dopo anno, ininterrottamente fino al 1992.

Nel 1993, con l'elezione del nuovo Presidente, fui giocoforza costretto al rientro al lavoro in stazione. Fu così che per me si ripristinasse la situazione antecedente l'anno 1987. Successe però che con il sopraggiungere del periodo estivo mi venisse preclusa ogni possibilità di distacco. Il titolare di stazione ne negò la possibilità per esigenze di servizio. Il mio ruolo nel DLF era fra quelli più rilevanti, in quanto il dopolavoro in quegli anni era una piccola azienda, con attività commerciali a gestione diretta (due mense, bar OGR, circolo tennis, turismo, amministrazione e contava più di 20 dipendenti) vi erano inoltre altre attività produttive in subaffitto, da seguire: cinema, parcheggi, Bar stazione, Bar circolo in sede, Bar Stazione a Rimini e Circolo bar a Cesena.

Vi era anche da amministrare l'intensa attività istituzionale, si contavano oltre venti gruppi sportivi e culturali. Costantini, per sua natura, quando individuava una causa giusta per cui battersi, lo faceva con costanza e determinazione. Considerò da subito iniqua la ripartizione regionale delle giornate di distacco annuale ai DLF. Un solo distacco per il DLF Rimini rispetto a quelli in dotazione a Bologna, che ne contava sei. Avviò così una pervicace campagna di contestazione per ottenere la revisione nell'assegnazione dei distacchi. Fu così che tanto fece, tanto brigò, ricorrendo allo scopo anche a ripetuti viaggi alla Sede C.le DLF a Roma, che dall'ottobre di quell'anno il DLF Rimini riuscì a ottenere un altro distacco permanente.

Quella descritta è stata solo una delle tante problematiche per le quali s'impegnò, fu ben altro quello che caratterizzò la sua la presidenza, che tuttavia fu breve, durò per il solo 1993. Costantini si rilevò subito per l'attivismo nel perseguire l'obiettivo primario che il Direttivo si era dato: riportare il sofferente bilancio DLF in attivo. Agì in questo senso, contando sull'appoggio incondizionato del Consiglio Direttivo e vi riuscì con alcune, a volte, audaci operazioni, che furono: la cessione in appalto della Mensa di Stazione alla ditta CAMST (una delle aziende più importanti in Italia nel campo della ristorazione, emulando in questo il DLF di Ravenna che già qualche anno prima aveva affidato alla stessa la gestione della loro mensa).

Si abbandonò in questo modo, nonostante la strenua opposizione dei sindacati di categoria dei lavoratori mensa, la gestione diretta che da alcuni anni accusava un pesante deficit di bilancio. Il contratto d'affitto d'azienda che si andò a sottoscrivere riportò, in breve, in utile la voce di bilancio di questa unità produttiva; operò per il cambio di destinazione d'uso delle aree poste a sud del DLF, che ospitavano in modo ricorrente spettacoli circensi, trasformandole prevalentemente a parcheggi auto e, assegnandone la gestione a una cooperativa; provvide alla restituzione all'Azienda FS di aree in affidamento al DLF poste all'interno dello scalo ferroviario di Cesena, con tale misura si superarono così dispute legali con soggetti terzi, che le avevano occupate abusivamente; soppresse un privilegio di assistenza circoscritto ai soli soci di Cattolica, ovvero il pagamento dell'abbonamento d'affitto estivo, presso un bagno al mare, per sei ombrelloni.

Un vorticoso giro d'iniziative, che però improvvisamente interruppe. In quel periodo Carlo Costantini colse l'opportunità che l'Azienda FS proponeva al personale FS più anziano, ovvero condizioni di favore per agevolare esodi volontari dal servizio. Questi incentivi erano costituiti da offerte pecuniarie o regalia di anni a fini pensionistici. Conseguito l'obiettivo maturò in lui la ferma, indiscutibile, decisione di dimettersi da Presidente del DLF (rimase in carica nel Direttivo, come Consigliere fino la fine del mandato nel 1995).
Nella riunione del Consiglio Direttivo, convocata per la sua sostituzione, nonostante gli ultimi accorati tentativi da parte di più Consiglieri perché rivedesse quella sua decisione, la confermò e chiese e ottenne che gli subentrassi nella presidenza. Questa sua breve apparizione sulla scena del DLF fu sufficiente a porre in luce le sue capacità e il suo valore.

Giovanni Vannini