FUGA AL NORD

Ariodante Schiavoncini, Rimini 1922 - 2013, figura di rilievo della politica riminese ha lasciato memorie sul periodo bellico. Dal novembre 1943, diventano incessanti i bombardamenti degli alleati su Rimini. La città, ridotta a cumoli di macerie, si spopola. Nel febbraio del 1944 anche Ariodante si decide a sfollare e lascia la città per raggiungere il Friuli, dove già da qualche mese si era trasferita la fidanzata con la sua famiglia.

Arrivato alla stazione di Palmanova ho chiesto informazioni a un signore fermo sulla porta di un albergo con quale mezzo si poteva raggiungere Trevignano Udinese. Ancora una volta, in questo complicato viaggio, sono stato aiutato dalla fortuna. Era il proprietario dell'esercizio, conosceva il nonno della mia fidanzata. Avrei dovuto percorrere alcuni chilometri a piedi per giungere alla casa di dimora della fidanzata. Fare questo sarebbe stato impossibile con i bagagli che avevo appresso. Approfittai per chiedergli se potevo lasciarli in sua custodia. Libero dai pacchi, mi sono messo in cammino.

Avevo sonno, ero stanco, ma felice di avercela fatta. Non era scontato che sarei arrivato, era un viaggio pieno di insidie e incognite, solo chi ha vissuto quei tremendi primi mesi del 1944 può realmente capire. Sono giunto in paese sul carretto di un contadino che gentilmente mi aveva concesso un passaggio. Nella casa dove abitava la mia fidanzata con la sua famiglia sono arrivato che stavano mangiando. Dopo i saluti e un piatto di minestra calda, la mia fidanzata mi ha fatto conoscere i suoi nonni e altri parenti. Nel pomeriggio, con un calesse trainato da un cavallo e guidato dal nonno, siamo andati a ritirare i bagagli. La fortuna ancora una volta mi ha teso la mano, la mamma della mia fidanzata, in accordo con la famiglia contadina proprietaria del casolare, mi ha procurato una camera nella stessa casa dove abitavano.

Mia suocera non mi ha mai voluto dire cosa pagava d'affitto per la mia camera, mi ha sempre aiutato anche nei momenti difficili del mio matrimonio, era fatta così, buona e generosa. Si dicono tante cattiverie sulle suocere, ma la mia era favolosa. Il cascinale dove abitavo aveva diverse camere vuote, perché i giovani della famiglia non erano ancora tornati dal servizio militare. Uno spaccato della tragedia che si era abbattuta sui soldati italiani in patria e su tanti fronti stranieri dopo l'otto settembre 1943. In una grande stalla del casolare c'erano due mucche, che davano il latte e servivano per tutti i lavori dei campi. Trainavano i carri agricoli per il trasporto delle merci e gli aratri quando si dissodava la terra. Nella vasta aia razzolavano galline, anatre e oche rumorose.

Un paio di giorni dopo il mio arrivo, con il calesse guidato dal nonno, siamo andati a Palmanova nell'officina di un meccanico di biciclette, suo conoscente, a chiedere un lavoro. Non è stato difficile mettersi d'accordo, forse non si trovavano giovani disposti a lavorare alle condizioni che pretendeva il padrone. Non mi avrebbe dato una paga ma una percentuale sulle riparazioni che eseguivo. Pochi giorni dopo l'accordo, verificato che sapevo lavorare, il padrone mi ha consegnato un documento firmato e timbrato dai comandi tedeschi e fascisti che attestava il mio impegno nella sua officina meccanica.

Ariodante Schiavoncini