Nel precedente episodio pubblicato l'autore ci raccontò come ragazzino, negli anni sessanta, emigrò a seguito della famiglia dal paese originario in Irpinia, Paternopoli, per Fiorano Modenese. Fu un difficile ambientamento, per la differenza di usi e costumi a cui adeguarsi. A scuola, per questa sua diversità, subì da parte dei compagni di classe ostracismo, costanti atti ostili, di dileggio e persecuzione. Questo fino a quando, giunto ai limiti della sopportazione, non reagì sconfinando in una reazione violenta. Si riscattò, poi, acquisendo la considerazione della classe e degli insegnanti, con una diligente condotta e un eccezionale profitto nelle materie di studio, in particolare l'italiano.
Il ragazzino che, nella colluttazione, avevo colpito con una testata al naso fu portato in ospedale e di lì a poco giunsero i suoi genitori, io fui convocato in presidenza. Fui redarguito pesantemente ma nessun provvedimento fu preso, perché l'episodio era avvenuto al di fuori dall'orario di lezione, a esclusione del fatto che mio padre dovette andare dal preside il giorno dopo. Da quel giorno nessuno si prese pùù gioco di me, anzi, mi evitarono totalmente. Questo mi feriva. Trascorsero settimane di disagio e riflessione. Infine compresi che un problema esisteva: le mie difficoltà nel parlare e scrivere in italiano. Fu così che un pomeriggio mi recai al comune di Fiorano, dove mi avevano detto c'era una fornitissima biblioteca. Si trattava di un ambiente grande, a due piani, con scaffali enormi pieni di libri.
Una signora, gentilissima, mi accolse e mi chiese di cosa avevo bisogno. Io risposi. voglio imparare l'italiano. Lei allora mi disse: Ragazzino, per imparare l'italiano devi leggere, leggere e ancora leggere. Fu così che mi iscrissi e mi consegnò tre libri di avventure. Dopo pochi giorni ero di nuovo in biblioteca per restituirli. Le settimane passavano e la signora mi guidava per la lettura scegliendomi i libri che credeva più indicati. Poi un giorno chiesi alla signora La Disubbidienza di Moravia. La signora me lo diede e aggiunse: da oggi in poi scegli da solo i libri. In un anno lessi: Verga, Svevo, Pirandello, Montale, Proust, Joice, Kafka, Hemingway, Dostoievski e il mio preferito Hermann Hesse. Il risultato fu che verso la fine dell'anno i miei risultati scolastici erano cresciuti, fra lo stupore dei compagni, in maniera esponenziale.
L'anno volgeva al termine e un giorno il professore d'italiano diede tre tracce per l'ultimo compito in classe. Io scelsi la traccia di attualità che verteva sulle nuove emigrazioni. Dopo tre giorni venne il momento della consegna del compito. L'insegnate era solita chiamare per nome l'alunno che doveva andare alla cattedra per ascoltare il giudizio e ricevere il voto. Chiamò tutti fuorché me. Allora chiesi di sapere il mio voto. Lei rivolta alla classe disse. Ho tenuto per ultimo il tuo tema perché è bellissimo, il più bel tema che abbia corretto negli ultimi anni. È un elaborato scritto in un italiano corretto e dai contenuti profondi che denotano una sensibilità rara e preziosa. Bravissimo quest'anno hai fatto un ottimo lavoro. Ti do il massimo voto nella mia materia.
Pompilio Parzanese