Elio Biagini (1923 - 2005), già ferroviere con la qualifica di Capo Treno e Sindaco Revisore al DLF Rimini, lasciò memorie sulle vicende, che lo coinvolsero nel servizio militare durante il secondo conflitto mondiale, vissute prima in Albania poi, dopo la cattura da parte dei tedeschi, in un campo di concentramento in Austria.
Sono nell'aprile del 1944, i problemi che avevo avuto ai piedi sono superati. Come ogni giorno, di buon mattino, ci si reca a consultare una apposita bacheca dove è esposto l'ordine del giorno. Il mio nome appare in un elenco assieme a un gruppo di una decina di altri prigionieri. L'ordine prescriveva che per le ore 10 ci si doveva trovare nel piazzale di adunata. Puntualmente il raduno avviene, ad attenderci c'è una guardia e un trattore con rimorchio. Ci viene intimato di salire, quindi si parte. Il trattore marcia lentamente, dove si diriga è ignoto. La preoccupazione di tutti noi è che ci portino a lavorare in qualche fabbrica, perché il rischio di subire bombardamenti è molto alto.
Si prosegue sempre su strade di campagna e verso le ore 13 ci si ferma nella piazza di un piccolo paesino, dove non si nota alcuna ciminiera o fabbrica. Scesi a terra, il trattore se ne va, la guardia ci fa segno di attendere. Poco tempo dopo arrivano degli uomini anziani che dialogano con la guardia, quindi si avvicinano a noi, ci squadrano da capo a piedi, poi ognuno di questi sceglie i prigionieri che ritiene opportuni. La sensazione è di trovarmi al mercato degli schiavi, alla fine della selezione mi accorgo di essere rimasto solo con la guardia. Rimango in attesa ed ecco arrivare un uomo molto anziano che una volta aver parlato con la guardia mi squadra e mi fa capire che devo seguirlo. Il mercato è così terminato e io mi avvio con il nuovo padrone.
Strada facendo mi vengono alla mente i ricordi della mia gioventù, quando si andava alla Colonella (frazione di Rimini) per la festa della Madonna dei fichi, dove si svolgeva il mercato dei garzoni. In quella circostanza venivano agricoltori da Ravenna per arruolare giovani contadini (garzoni) delle nostre terre, che vivevano in condizioni molto più disagiate rispetto l'alta Romagna. Nelle trattative li accompagnavano i loro padri, tutti nutrivano la speranza di un avvenire per i loro figli.
Il paese è attraversato da una lunga strada sulla quale si affacciano le case dei contadini. La percorriamo e quasi alla fine del paese ci si ferma di fronte a una casetta che stranamente non sembra una casa contadina, ma una dimora borghese. L'uomo entra e io lo seguo, mi riceve una signora molto anziana che mi fa accomodare su una sedia. Il mio datore di lavoro poco dopo si presenta con una lunga pipa e mi offre del tabacco invitandomi a fumare. Il gesto lo apprezzo, ma sarei più contento se l'offerta fosse di qualche cibaria. Consumato il tabacco e finito di fumare ecco che arriva la signora con un piatto dove si trova del pane e delle fette di carne che mi sembra di maiale.
Fatto il buon spuntino, bevo un bicchiere d'acqua e penso cosa mi aspetta. L'uomo mi invita a seguirlo, mi alzo e sono dietro lui. Lo vedo aprire una porta che immette in una stalla dove si trova un magnifico toro, entro e intuisco che il compito è il pulire. Mi indica gli attrezzi e inizio a lavorare. Il lavoro già un po' lo conoscevo perché dai miei zii a Viserba monte qualche volta avevo pulito la stalla per avere un pezzo di pane bianco. Al termine rientro in casa e noto che la signora ha preparato una buona zuppa con pane e burro, che con gusto mangio avidamente. Terminato il pasto, saluto per dirigermi dove ci aspetta la guardia, in attesa di tutti noi.
Guardia che, una volta che il gruppo è al completo, ci accompagna in una casa del paese, entrati ci indica una camera dove passare la notte. Entrati notiamo che ci sono diversi letti a castello in legno, ciascuno di noi occupa un posto e una volta sistemati, la guardia ci lascia chiudendo la porta dall'esterno per impedirci di scappare. Prima di addormentarci ognuno di noi racconta la sua esperienza di giornata.
Elio Biagini