SENSIBILITÀ MUSICALE RIMINESE

Virginio Cupioli (Tonino), 1926 - 2023, già ferroviere con la qualifica di Capo Stazione Superiore, ha lasciato memorie nelle quali ripercorre gli anni trenta, periodo della sua gioventù, in questo caso focalizzandole sulla proverbiale attitudine canterina di tanta parte delle fasce cittadine popolari.

Nelle case, lungo le strade, nei campi e durante il lavoro, tante persone accompagnavano le loro attività cantando e fischiando melodiose arie. Primeggiava il romanticismo, la sera e nella notte gli innamorati portavano le serenate alle loro belle, concertate di volta in volta da mandolino, chitarra, fisarmonica e anche ocarina, le cui note si disperdevano nel silenzio notturno. La popolazione cittadina del tempo era composta da dipendenti con lavoro fisso (bancari, statali, ferrovieri, dipendenti comunali) e altri in maggioranza con lavoro precario o disoccupati, sia gli uni che gli altri erano traboccanti di allegro ottimismo con il congenito senso musicale romantico, ereditato dall'ideale compiuto risorgimentale ottocentesco per avvenuta unità d'Italia, e aver acquisito così la cittadinanza di una patria e la dignità di essere così un fiero popolo libero.

Cantavano a piena voce, i più poveri sembravano i più contenti, pareva che l'allegria fosse inversamente proporzionale, più presente in chi era afflitto dalla miseria. Una pescivendola, della sinistra del porto, mi aveva narrato che lungo tale via esisteva un laboratorio di calzoleria con un lavorante che accompagnava il suo lavoro cantando a squarciagola più volte durante la giornata. Accadde che il titolare dell'attività passò a miglior vita, allora questo lavorante gli subentrò nella gestione del laboratorio. Da quel momento non fu più udito cantare, le preoccupazioni gli tolsero l'allegria e tacque per sempre.

Nella scuola era prevista l'ora di musica e canto, ai ragazzi facevano cantare in coro inni patriottici. La lirica era patrimonio musicale di tutti, le romanze più celebri ascoltate in teatro, venivano ricantate nelle osterie e in ogni luogo. La popolazione del Borgo San Andrea (contrada dei Magnani), costituiva il nucleo dei coristi, orchestrali, loggionisti organici all'attività del teatro. Si ha memoria che i cantanti: tenori, bassi, baritoni, contralti si esibivano con timore al Poletti di Rimini similmente a Parma, perché a ogni esibizione imperfetta i loggionisti fischiavano senza pietà.

Si rammenta che l'inaugurazione del teatro Polettiano nel 1857 fu concertata da Verdi con una sua opera minore: L'Aroldo. Il Grande compositore si trattenne a Rimini per più settimane per preparare la prima nazionale. Fu ospite di famiglie patrizie fra cui i Guidi, infine fu ospite all'albergo Aquila d'Oro. In quel periodo, durante la sosta fra una prova e l'altra si recava a passeggiare in compagnia del soprano e suo marito lungo il terrapieno dell'Ausa, in via Roma lato mare (oggi inesistente), ove incontrava un pescatore d'acqua dolce chiamato Beltramelli, un riminese dotato di una notevole voce, che sul greto cantava a Verdi le sue romanze, il quale si compiaceva esclamando Peccato che non hai studiato!.

Virginio Cupioli