LA FOGARACCIA

Il socio Benito Colonna, classe 1937, già Macchinista FS, nativo della frazione cittadina, rivierasca, di Rivabella, sul filo dei ricordi si sofferma su un'avvincente tradizione, quella dei fuochi di San Giuseppe, che si approntavano la sera alla vigilia di tale giorno.

Mi sembra un sogno quel tempo passato in cui alla vigilia di San Giuseppe, il 19 marzo, alla sera appena si faceva buio, fin dove spaziava l'occhio, in pianura come in collina e oltre, si accendevano mille luci. Erano i falò di San Giuseppe, una tradizione che, un poco alla volta, con la modernità è andata via via spegnendosi. Sui crocicchi delle strade (allora bianche e raramente transitate da auto) gli abitanti del luogo, e in prevalenza noi ragazzini, facevamo una catasta di legna, paglia, e tutte le cose che venivano scartate e potevamo bruciare.

All'ora stabilita, si accendeva il fuoco e tutti quanti si restava attorno in allegria. Quanto a fuoco consumato rimaneva solo la brace, e si era fatta l'ora di andare a dormire, i giovani temerari saltavano i tizzoni ancora ardenti, mentre madri e mogli li prelevavano per riporli all'interno dello scaldino portandoli a casa per riscaldare il letto.
Il sistema funzionava con lo scaldino (suora) e il contenitore di esso (prete). Il tutto veniva posto fra le lenzuola. Mi ricordo ancora che m'infilavo sotto le coltri calde, accanto al prete, e il mio gatto ne approfittava per infilarsi nel letto e venire accanto a me.

Benito Colonna