IN TERRA D'ABRUZZO
11, 12 e 13 novembre 2024

Dal Settebello puntualissimi si parte per scoprire dell'Abruzzo i tesori e l'arte. L'immancabile Mohamed è alla guida perché solo di lui ciecamente ci si fida. Ci accompagnano il simpatico William e Giuseppina, intraprendente, sollecita, con tutti molto carina. Alla partenza il tempo è bello e sereno, ma lungo il percorso di grigie nuvole il cielo si fa pieno. Si giunge a Francavilla abbastanza presto e subito ci si avvicina affamati al desco, chitarrine abruzzesi, arrosto e patate al forno è il graditissimo menù del giorno.

A San Valentino Citerione il pomeriggio è riservato, ma nulla a che fare con l'innamorato. Anzi il giorno prima, dei cornuti la festa si è celebrata con tanto di seguito che, pare, sia stata anche apprezzata. Della sua cattedrale ammiriamo la facciata, non il resto, perché l'interno non è dato da vedere per il buio pesto. Più godibile è il minuscolo museo illustrato con ridondanza; conserva resti di fossili e di ambra in abbondanza. Fuori del paese sorge la chiesina di San Rocco che salvò dalla peste gli abitanti col suo tocco. A Pietranico per terminare in bellezza la giornata si fa di arrosticini una bella scorpacciata.

Si attraversa la valle del Pescara tra boschi, vigne e oliveti, borghi arroccati sulle colline e, in lontananza, Chieti. Si torna in albergo per la cena per finire con lo spettacolo di danza a notte piena. Dopo il sonno ristoratore si riparte il dì seguente con ardore, la meta è Pescocostanzo, borgo antico poggiato su uno sperone roccioso, di vicoli un vero intrico. Stupenda la chiesa di Santa Maria in Colle, le tarsie lignee e marmoree e il suo soffitto attirano grandi folle. Numerose degli orafi le botteghe con esposti presentose in oro e varie leghe. Le abitazioni sono provviste del vignale, architetture tipiche con sottoscala per cantine stalle e vari ambienti e al di sopra i normali appartamenti con balconi finemente lavorati in ferro battuto elaborato dai pescolani, fino a oggi pervenuto. In piazza Palazzo Fonzago, antico monastero, per le monache di clausura si erge fiero.

Dopo acquisti e giretto di perlustrazione si riparte per il ristorante con succulenta degustazione: spaghetti alla chitarra e braciola al cartoccio, dolce e per qualcuno caffè con sambuca un goccio. Le gole di San Venanzio ultima meta della giornata hanno richiesto una immane sfacchinata, gradini irregolari stretti, stretti, salite e discese fatali per i non più giovinetti, la speranza è nella litoterapia che dovrebbe guarire artrosi e altre malattie. Così, almeno pare, che di San Venanzio l'eremita ci ripaghi del sacrificio fatto con tanta fatica. Torniamo in hotel stanchi morti confidando che la scala sacra arrechi presto i massimi conforti. Ultima cena burlesque finale per conciliare il buon sonno e un bel sognare.

È arrivata purtroppo la fine del viaggio, rientrare a casa dopo la vacanza richiede coraggio, sostiamo con piacere a Bucchianico al Santuario chiedendo protezione a San Camillo e al suo spirito umanitario, vicino ai poveri e ammalati, spese la sua vita in tale attività e per questo dichiarato ufficialmente protettore della Nazionale Sanità. Prima del pranzo niente ci facciamo mancare, pure l'assaggio di vini da Sincarpa, cantina sociale, quindi l'abbuffata di pesce seguita da sorbetto, si riparte per tornare ognuno al proprio tetto.

È stato un viaggio divertente anche se impegnativo in cui ogni componente si è sentito vivo, grazie agli accompagnatori con la battuta sempre pronta che nelle varie situazioni è ciò che più conta, grazie a un autista preciso ed efficiente che ha guidato in modo serio e competente.
Ci auguriamo che il DLF organizzi presto altre gite, esse saranno felicemente accolte e ben gradite.

Rita Cupioli