Il socio Bruno Bernardini, già direttore delle soppresse Ferrovie Padane, ci ha consegnato una relazione scritta che risale all'anno 1957, che supportò le posizioni di strenua opposizione delle Comunità del territorio servite da detta Ferrovia. Chiusura che avvenne poi, sostituita da autolinea, nel 1960.
Giova ricordare in proposito che la Ferrovia non ha mai subito interruzioni in seguito a eventi meteorologici sfavorevoli: in occasione di frane, di scoscendimenti, di alluvioni e di nevicate il transito è stato sempre garantito. Allorché si trattò di decidere se fosse necessario spendere centinaia di milioni per il ripristino di una linea gravemente disastrata dalla guerra, Il Ministero dei Trasporti non ebbe alcuna esitazione nel concludere in senso positivo, mentre oggi, con la ferrovia completamente rinnovata in ogni sua parte e con andamento sempre più favorevole, non si vuole nemmeno attendere che la forte spesa incontrata per la ricostruzione dia tutti i risultati che a suo tempo si sperarono e che già attualmente sono superiori a quelle che furono le migliori previsioni utilizzando, almeno per alcuni anni ancora, impianti e materiali tuttora pressoché nuovi.
Perché mai lo Stato, dopo aver deciso a suo tempo la sopravvivenza della Ferrovia e dopo aver investito ingenti somme del contribuente per ricostruirne e potenziarne gli impianti, non dovrebbe ora pienamente utilizzare gli investimenti fatti, affidando il traffico ad altri servizi di trasporto che fin d'ora si sa non potranno garantire, allo stato attuale delle cose, un esercizio sicuro e senza soluzione di continuità?
Non possono poi essere tralasciate alcune considerazioni, che sono di fondamentale importanza addirittura per la continuazione nel tempo della stessa Gestione Governativa Ferrovie Padane e quindi per la sicurezza del personale e delle sue famiglie.
(segue)
Bruno Bernardini

Rimini, littorine nella stazione della Ferrovia Padana.