STORIA DI UNA EVOLUZIONE

Il Dopolavoro Ferroviario nel 2025 compirà il secolo di vita. Ritrovandomi decano del Consiglio Direttivo del DLF Rimini, del quale orgogliosamente faccio parte ininterrottamente dall'ormai lontano 1980, farò qui un cenno di questa mia esperienza.
Il Consiglio Direttivo, nel mandato 1980 - 1985, era composto di 11 consiglieri e 3 sindaci revisori. Di quei componenti, a tutt'oggi, siamo rimasti in quattro. Nessuno di questi però, escluso il sottoscritto, riveste più da decenni ruoli, ne svolge attività per l'associazione.

A quel tempo lo stato giuridico del Dopolavoro Ferroviario era completamente diverso dall'attuale, l'immagine qui sotto riportata, come si potrà notare, dimostra palesemente che il DLF era parte integrante, delle Ferrovie dello Stato. In pratica i dirigenti DLF che operavano nell'associazione secondo i canoni previsti dallo Statuto DLF, erano da questa tutelati. L'azienda FS aveva assegnato ai DLF, con la formula di comodato d'uso gratuito, aree e immobili destinati a sedi sociali, mense, strutture turistiche, sportive e ricreative, inotre veniva assicurata la franchigia d'uso delle utenze. A tutto questo si aggiungevano sussidi e benefici a sostegno di varie funzioni come, fra le più importanti, il distacco presso i DLF di ferrovieri, il cui numero e le giornate variavano secondo necessità e in base ai soci iscritti di cui contava ogni singolo DLF.

Va rilevato che a richiesta si potevano ottenere, motivandole, elargizioni di natura economica a supporto organizzativo di manifestazioni di natura turistica, sportiva e culturale. Era una situazione favorevole per i soci, ai quali veniva offerto un ampio ventaglio di opportunità. Arrivarono però presto radicali cambiamenti. Le FS, già con gli anni novanta del secolo scorso, iniziarono ad attuare una politica restrittiva verso i DLF con vigorosi tagli ai contributi economici, per arrivare agli albori degli anni 2000 a cambiamenti radicali.

Si attuò allora un'inopinata metamorfosi, le FS imposero per l'occupazione delle aree e degli immobili il pagamento di congrui affitti, tramite contratti che prevedevano anche clausole vessatorie, come, a esempio, l'obbligo della manutenzione straordinaria, e fu cancellata ogni qualsiasi franchigia per le utenze. Le ripercussioni di quest'operazione crearono serie difficoltà ai DLF e si rilevarono addirittura micidiali per tanti dei più piccoli, strutturalmente già deboli, che non riuscirono a fronteggiare la nuova realtà e finirono per perdere la loro autonomia, assorbiti da altri DLF vicini, più grandi e attrezzati.

Tornando a me, nel 1980, entrai nell'Organo Direttivo con l'incarico di Cassiere Economo, per nomina dell'Azienda Ferroviaria. A quei tempi svolgevo servizio in stazione FS a Rimini, dove ricoprivo la qualifica di capo gestione superiore. Avevo pertanto accolto con favore la possibilità che mi era stata offerta di operare saltuariamente al DLF, cioè l'essere distaccato tre mesi in primavera e altrettanti in autunno, dove ogni anno, quale compito principale, avevo quello di predisporre i bilanci annuali dell'associazione (preventivo e consuntivo). Quest'accettazione dell'incarico avvenne suscitando in me qualche perplessità perché al DLF con tale funzione mi sarei addossato delle responsabilità non di poco conto, ma che superai ritenendo che sarei sfuggito almeno per alcuni periodi ai gravosi turni di notte, al lavoro nei giorni festivi e al rigido orario di presenza in ufficio.

Nel Consiglio Direttivo l'Azienda FS, oltre al Cassiere Economo, nominava altri suoi componenti, due Consiglieri e i tre Sindaci Revisori. Gli altri otto Consiglieri invece erano eletti direttamente dai soci ferrovieri in servizio e in pensione. In quella circostanza, come previsto dallo Statuto DLF, il Consiglio Direttivo all'approssimarsi della sua scadenza predispose le operazioni elettorali. Si presentarono due liste di candidati, entrambe patrocinate da sindacati ferrovieri, quelli più rappresentativi.

Furono quindi disposti i giorni di voto, 3, 4 e 5 novembre 1980, gli orari di apertura dei seggi e le località a questo scopo adibite. Alle urne si recarono 1.761 soci (che rappresentarono il 67,55% degli aventi diritto). Per la lista di maggioranza furono eletti 5 Consiglieri, per la seconda 3. In quei tempi il maggiore sindacato SFI - CGIL contava molti attivisti, nei ferrovieri era forza egemone. In Italia nella categoria aveva la metà degli iscritti, in Emilia - Romagna era soverchiante. Nei DLF del Compartimento Ferroviario di Bologna, che comprendeva anche Rovigo, questo sindacato esprimeva tutti i presidenti DLF (14).

Condensare in queste poche righe i fatti salienti, esperienze da me vissute al DLF, compresi in un arco di tempo di diversi decenni, è improponibile, pertanto considerato che ricorre quest'anno il centenario del DLF con i mie ricordi mi farò vivo ancora.

Giovanni Vannini