Zeno Zaffagnini (Imola 1932 - Rimini 2019), ultimo Sindaco comunista della città (1978 - 1983), in alcune memorie descrisse eventi accaduti a Imola durante la guerra. In questo caso nel 1945, ovvero precedenti e successivi alla Liberazione, avvenuta da parte degli Alleati. Tempi terribili, caratterizzati dalla barbarie, che lasciano ancora oggi sgomenti. Orrori derivati dalla più spietata delle guerre: quella civile.
In città spadroneggiavano le brigate nere, una specie di polizia privata fascista, che arrestavano, torturavano, uccidevano antifascisti, partigiani e anche inermi cittadini, per vendetta personale. La Rocca, all'epoca sede del carcere, era diventato un luogo di tortura; non passava notte che non fosse assassinato un partigiano o un antifascista. Tanti e poi tanti sarebbero gli episodi da ricordare a questo proposito, ma basti sapere che girando per le vie di Imola non è raro imbattersi in una casa nella cui facciata c'è una lapide che ricorda qualcuno assassinato dai fascisti, per la maggioranza giovanissimi.
Il fatto che creò maggiore indignazione, rabbia, risentimento avvenne il giorno prima della liberazione: le Brigate Nere, prima di fuggire, gettarono, in un pozzo di una fabbrica di conserve alimentari, la Becca, un gruppo di antifascisti, li seppellirono vivi, procurando loro una morte orrenda. In quegli anni si era intensificata e rafforzata la lotta antifascista, molti giovani avevano aderito alle formazioni partigiane. Arrivò il 25 aprile, la liberazione, entrarono in città i partigiani della 36a Brigata Garibaldi e l'esercito alleato composto da inglesi, indiani e polacchi. Furono giornate di festa, tanta gente in strada ad applaudire i liberatori. Le sofferenze, i soprusi, le angherie che i fascisti avevano arrecato alla popolazione ebbero inevitabili contraccolpi per cui la collera popolare si riversò sui responsabili di tante malefatte.
Avevo 14 anni, la mia curiosità e il mio entusiasmo mi spinsero a partecipare a numerosi cortei, a tanti festeggiamenti; mi sentivo, nell'euforia generale, anch'io artefice della liberazione. Il mio essere ficcanaso mi portò anche ad assistere a episodi di grande drammaticità. Uno di questi fu il linciaggio delle brigate nere nella piazza centrale di Imola, da parte della folla inferocita. Di questo episodio ricordo tutto, mi è rimasto impresso nella mente, ricordo il mucchio dei cadaveri e la folla festante, ricordo che fu salvato e fatto fuggire da un gruppo di partigiani un giovane, un certo Simone che era stato autista nelle brigate nere e forse aveva collaborato con i partigiani.
La folla era sempre più eccitata, anche dopo che i cadaveri erano stati trasportati nel cortile della caserma dei carabinieri; solo quando Libero, comandante partigiano, si affacciò a una finestra urlando: Giustizia è fatta, gli animi si calmarono. Sono, questi, i ricordi belli e brutti di un periodo fra i più esaltanti, ma dolorosi e tristi che ho vissuto. Ero ragazzino, ma quegli avvenimenti mi hanno portato a odiare la guerra e con essa tutti gli orrori che comporta.
Zeno Zaffagnini