Ariodante Schiavoncini, 1922 - 2013, per anni figura di rilievo della politica riminese, ha lasciato aneddoti sulle sue vicende personali, in particolare quelli del periodo bellico. In questo suo scritto racconta come Rimini, con il susseguirsi, dal primo novembre 1943, dei distruttivi, terrificanti, bombardamenti alleati sulla città, si fosse spopolata. Gli abitanti sfollarono, per lo più, in campagna o nei comuni limitrofi dell'entroterra. Anche Ariodante, agli inizi del 1944, rotti gli indugi, decise di raggiungere la fidanzata, che con la famiglia, già qualche mese prima, si era trasferita in un paese del Friuli di cui era originaria.
Affrontai il viaggio con la paura di capitare sotto i bombardamenti e i mitragliamenti, con il timore di essere preso dai tedeschi. Le prime difficoltà incominciarono alla stazione di Ferrara. Da quella città il treno non poteva proseguire perché i binari verso nord erano stati divelti dai bombardamenti aerei. Il convoglio per proseguire il viaggio partiva dalla stazione di Pontelagoscuro, a qualche chilometro da Ferrara. Con il peso che trasportavo, avevo anche in una valigia una macchina per cucire, attraversare l'accidentata zona industriale sconvolta dai bombardamenti, sarebbe stata una vera impresa. La fortuna mi venne incontro, nel piazzale esterno alla stazione un anziano con un triciclo a pedali, per poche lire, si offrì di trasportare i bagagli alla stazione di Pontelagoscuro.
Quell'anziano fu una vera manna per me e altri viaggiatori nelle mie stesse condizioni. Lo aiutammo a spingere il triciclo e raggiungemmo la stazione, dove attendeva in partenza il treno per Mestre. Dopo un viaggio senza incidenti, l'amara sorpresa in arrivo, da quella stazione il primo treno per Palmanova ci sarebbe stato solo il mattino successivo. In partenza c'era, però un treno per Portogruaro, ci salii seguendo il suggerimento di alcuni ferrovieri che mi sconsigliarono di trascorrere la notte in stazione a Mestre.
Un viaggio triste in una carrozza vuota, con scompartimenti dalle spesse tende a copertura dei vetri e una luce blu scura che a fatica permetteva di vedere i sedili di legno. Scostando l'angolo di una tenda per guardare fuori, vidi solo buio. Non si vedeva alcuna luce il treno che pure transitava vicino a case e paesi, fra l'altro era una notte senza luna, perché l'oscuramento era imposto dalle leggi di guerra, per non essere individuati dagli aerei. Nella piccola stazione di Portogruaro ho trascorso le ore notturne in compagnia dell'unico ferroviere in servizio. Fattosi giorno sono salito sul primo treno diretto a Palmanova, ultima tappa del mio viaggio. Arrivai verso le undici, ma dovevo ancora procedere per Trevignano Udinese, dove abitava la mia fidanzata, un piccolo comune distante circa sei chilometri da Palmanova.
Ariodante Schiavoncini