La riminese Saulla Bacchini 1920 - 2015 giornalista e scrittrice, ha lasciato alla unica figlia Gabriella (Lella) memorie che ci ha gentilmente consegnato. Il padre Gualtiero, già ferroviere a Rimini, nel 1922 con l'avvento del fascismo fu licenziato, come tanti altri, perché antifascista. La sua famiglia si trasferì allora per lavoro a Milano. Dove Saulla, dopo gli studi, trovò lavoro e in seguito si maritò. Nell'immediato dopoguerra il marito, di religione ebraica, raggiunse la Palestina e le loro strade si separarono.
I miei genitori avevano realizzato il sogno della loro vita, costruirsi una casetta a Rimini e andare ad abitarvi. La mamma tornò alle sue origini. Scelse una villetta in costruzione, a schiera con altre sei, in via Sinistra del porto. Mio padre era stato reintegrato nel servizio ferroviario, ma per limiti di età mandato subito a riposo con una pensione e un vitalizio che permetteva loro di vivere dignitosamente. La villetta costava circa 1.700.000 lire e la liquidazione di mio padre non era sufficiente a coprire le spese. Il resto lo metti tu disse mia madre. Mamma no!.
Stavo lavorando da alcuni mesi per il settimanale Intrepido: fornivo trame e a volte anche sceneggiatura. Ero pagata bene, ma ero occupata anche parte della notte: un settimanale stritola i tempi e gli illustratori si fermano se non li foraggi continuamente. Con quei soldi intendevo acquistare mobili decenti, perché Lella si sentisse attorniata da serenità e armonia. Saulla. Ribatte mia madre. È nel tuo interesse partecipare all'acquisto. I mobili possono attendere, la casa no.. Mi lasciai convincere. In quella villetta vado tuttora a Pasqua, in estate e a volte anche a Natale, insieme con mia figlia, nipoti e pronipote. Prima vi venivano le mie sorelle, i miei cognati, i loro figli, Lella. Io solo a ferragosto, perché ero molto occupata in redazione.
Quando apro il portone dopo mesi di assenza, mando un grazie a mia madre, all'Intrepido e alla mia fantasia che inventava in continuazione trame avventurose, con il trionfo, sempre del bene sul male. Quando i miei genitori si sistemarono a Rimini, dissero che si sentivano un poco soli. Perché non mandavo Lella a godersi l'aria buona del mare? Poteva frequentare le tre classi medie dalle Maestre Pie. Lella sarebbe stata accudita e io sarei stata libera nel mio lavoro.
La Redazione