GLI ANNI DELLE CONTRAPPOSIZIONI RADICALI

In questo suo scritto Franco Fontemaggi, classe 1930, che trascorse gli anni giovanili, prima di emigrare in Svizzera, nel popolare sobborgo cittadino della Castellaccia, rievoca suoi ricordi su anni turbolenti del dopoguerra.

L'anno 1950 fu l'anno Santo del Giubileo, dell'Indulgenza Plenaria concessa solennemente dal Papa Pacelli Pio XII, ma guarda caso fu anche l'anno che il Santo Uffizio decretò la scomunica ai comunisti. Qui a Rimini, al ridotto del teatro Amintore Galli, venne il direttore della rivista dei comunisti Il Calendario del Popolo che tenne una conferenza sul tema: la scomunica attraverso i tempi. Appresi di sentenze pronunciate nel medioevo da alti prelati in pompa magna che recitavano una lunga litania di scomunica che elencava per l'interessato ogni sua parte del corpo umano. Il conferenziere poi parlò di quanto accadeva allora, specie nel sud Italia, in quel 1949, dove si tenevano processioni che sostavano sotto le finestre di colui che di lì a poco sarebbe stato scomunicato... e si poteva immaginare quanta discordia e dolore generasse il fatto, quando pie mogli imploravano il marito di gettare dalla finestra la tessera del PCI.

In quegli anni turbolenti ebbero luogo eccidi di contadini che si battevano per la riforma agraria e occupavano terre incolte. La polizia sparò anche a Modena e Reggio Emilia su operai che non accettavano la chiusura delle loro fabbriche; molti erano i disoccupati e, per assorbire un po' di questa piaga, il Sindacato diede vita ai famosi scioperi alla rovescia; invece di incrociare le braccia si lavorava, come, ad esempio, per costruire una strada anche senza autorizzazione del Ministero delle Opere Pubbliche.

Ricordo un cantiere del genere a Santarcangelo, dove mi recai con altri compagni per manifestare solidarietà agli operai e per protestare nel caso in cui la polizia avesse arrestato qualche operaio sindacalista. Uno di quelli insomma, che il giornale dell'Uomo Qualunque descriveva come facinorosi e trinariciuti. Nel '53, noi attivisti del partito, disegnammo, un po' ovunque era possibile, tanti forchettoni e anche i più agnostici in politica si chiesero quale fosse il loro significato. Scoprirono così che se avessero votato SI al referendum, che voleva cambiare la legge elettorale proporzionale in una maggioritaria, avrebbero dato tutto il potere alla DC, già partito di maggioranza relativa. Per questo motivo le opposizioni la definirono legge truffa. I forchettoni poi indicavano bene l'appetito di che aveva voluto questa legge, che fu bocciata dagli elettori.

I ricordi di quegli anni sono di battaglie vinte e di altre perse. Tante amarezze, ma anche tanta gioia di vivere, di fare. Io e miei compagni cercavamo l'unità, specie fra i giovani, incontrammo l'intransigenza e la divisione. Di notte, per le strade, andavamo cantando canzoni rivoluzionare e d'amore.
Nella Castellaccia ci credevamo giovani e ribelli per sempre.

Franco Fontemaggi