LA MIA VITA DOPO LA GUERRA

La riminese Saulla Bacchini, 1920 - 2015, giornalista e scrittrice, ha lasciato alla figlia Gabriella memorie scritte che gentilmente ci ha consegnato. La signora Saulla, finita la guerra aveva trovato lavoro come giornalista nella redazione del Corriere dei Piccoli. Il marito Dino, ebreo, a trentasei anni si era inventato la sua: guerrigliero, partigiano, profugo in Israele, o Palestina come si chiamava allora.

Lavoravo come giornalista al Corriere dei Piccoli, gli articoli erano ben pagati, ma io non mi sentivo economicamente sicura. Inoltre le sessantamila lire lasciatami da mio marito Dino, partito per combattere a sostegno della causa israeliana, erano presto sfumate: due suoi clienti, aveva commerciato in tessuti, carte comprovanti alla mano, vennero a reclamare uno ventimila lire e l'altro quindicimila, versate a mio marito come caparra per merce mai ricevuta. Pagai per evitare una denuncia. E i famosi gioielli erano ormai ridotti a ninnoli; diedi la disdetta della cassetta di sicurezza, l'esigua sostanza non valeva la spesa del noleggio.

Giovanni Mosca, direttore del giornale, con molta delicatezza, mi disse che avrei dovuto mettere le gambe sotto la scrivania di una redazione. Come arrivare a quel traguardo? Vi arrivai dopo due anni e mezzo: era una casa editrice che pubblicava prestigiose riviste di categoria e un settimanale per signorinette come si diceva allora. Cominciai come sempre: portando in redazione racconti, piccole interviste e un romanzo storico a puntate. Ne furono entusiasti e mi assunsero nell'autunno del 1950. Ero arrivata al traguardo!

Nel 1947 avevo avuto notizie da Dino. Una cartolina da Tel Aviv con tanti saluti e una D per firma. Nel 1948, a seguito dell'abbandono della Gran Bretagna, sorse il nuovo stato di Israele: da lì a poco ricevetti una lettera da mio marito. Mi informava che avrei ricevuto per sei mesi un sussidio dall'amministrazione israeliana, perché parente di un eroe che aveva contribuito alla vittoria. Non diceva moglie. Dino descriveva la situazione ancora ingarbugliata e pericolosa, perché alla dichiarazione di indipendenza era seguita la guerra con gli stati arabi confinanti.

Dopo sei mesi, quando si interruppe il sussidio, sopravvenne il silenzio totale. Non sapevo se Dino era vivo morto o se fosse ferito. Scrissi molte lettere, anche al governo israeliano. Niente. Nessuna risposta da nessuno. Ero diventata una vedova bianca.

Saulla Bacchini