RITORNO AL PASSATO

Negli anni '70, quando si iniziò a organizzare le prime corse podistiche, il premio di partecipazione che veniva dato a ogni iscritto era molto spesso una medaglia. Alcune significative e belle, altre diversificate per forma (circolari, triangolari, quadrangolari o per grandezza (mignon di pochi centimetri o maxi). Nel 1976 la Polisportiva di Pisignano (Cervia) organizzò una corsa podistica denominata Le due province, dando naturalmente come premio una medaglia circolare che ebbe un discreto successo perché i partecipanti furono ben 1300 considerando che in quel periodo non erano molti i praticanti di podismo.

L'anno dopo, nel 1977, ebbero un'idea geniale, pensarono di dare come premio un oggetto che rappresentasse un attrezzo o strumento lavorativo della tradizione agricola romagnola, che consisteva nella riproduzione della caveja romagnola. L'originalità di questo premio ebbe un enorme successo con ben 3300 iscritti provenienti da tutta l'Emilia Romagna. La caveja è stata assunta come simbolo della Romagna chiamata anche caveja degli anelli, veniva costruita in ferro battuto e consisteva in un alberello sormontato da fregi elaborati artisticamente in varie fogge e dimensioni da cui pendevano da 2/4/6 anelli. La caveja veniva inserita nel timone del carro, impediva così al giogo di scivolare indietro durante il movimento. Gli anelli nel procedere del carro trainato dai buoi urtandosi insieme emettevano allegri suoni assai gradevoli.

Nel 1978 fu dato il giogo e le presenze furono ben 2200, un numero inferiore all'anno precedente ma, superiore alle 2000 presenze mantenute anche negli anni successivi, fino al 2005, ultimo anno di assegnazione di questi ricordi del passato. Il giogo veniva impiegato per tenere uniti i buoi che trainavano l'aratro per lavorare la terra. Era costituito da una trave di legno arcuata alle due estremità che poggiavano sulla base del collo dei due bovini. Nel 1979 venne data ai partecipanti la grama, era uno strumento in legno che serviva per impastare la pasta del pane. Era costituita da un pianale dove veniva appoggiato la pasta preparata per fare il pane. L'asta centrale della grama veniva alzata e abbassata con forza diverse volte, un addetto ogni volta girava la pasta fino a quando diventava ben impastata e perfettamente liscia.

Nel 1980 la carriola, era in legno e serviva soprattutto per trasportare terra. Fu utilizzata dagli scariolanti durante la bonifica delle valli in Romagna. Nel 1981 il biroccio carro piano a due ruote di modeste dimensioni che il contadino utilizzava per trasportare qualsiasi cosa. Nel 1982 e dvanadur (dipanatoio), arnese in legno girevole che serviva per ridurre in gomitoli il filato in matasse. Negli anni successivi furono consegnate altri 23 riproduzioni di attrezzi romagnoli, tradizione che terminò nel 2005 con la schela (scala).
Tutti i 29 oggetti sono esposti in visione presso il Centro Sportivo Le Roveri di Pisignano dove ha sede la Polisportiva Grama di Pisignano.

Marino Masini