Virginio Cupioli (Tonino), 1926 - 2023, già ferroviere con la qualifica di Capo Stazione Superiore, ha lasciato memorie sulla sua gioventù che in questo scritto riguardano esperienze di marineria.
Quest l'è e vent che porta a ponent (questo è il vento che porta a ponente), così mi rispose l'anziano pescatore, quando ero andato a trovarlo durante la malattia. Ponente del porto per i marinai significava verso Viserba. Non era mai stato ammalato, fu l'unica volta e gli fu fatale. Ultimo discendente di generazioni di pescatori, visse sul mare fin da bambino, la moglie, Maria Della Rosa, era anch'essa figlia di pescatori, che trascorse la vita a vendere il pesce nella pescheria. Ereditò una grossa barca a vela dai genitori, barca che ora si trova al Museo del Mare a Cesenatico, ebbe anche una seconda barca a vela sussidiata dal motore, nella vela era stampata una stella rossa, la stella di Sareti. Durante la guerra salvò la sua barca perché era stata celata, sepolta in una buca e coperta di sabbia. Dopo il passaggio del fronte fu una delle poche a riprendere il mare, contribuì non poco a rifornire la popolazione di pesce fresco in un periodo di grave carestia di viveri.Uomo allegro, generoso, cantava meravigliosamente, adorava la sua nipotina. La sua barca, con la stella rossa sulla vela, fu immortalata in una veduta del porto canale di Rimini impressa su una scatola di cerini del Monopolio di Stato. Una domenica pomeriggio dell'anno 1956 io, con Sareti e altri due amici, partecipammo a una pescata a strascico sulla sua barca stellata; dopo circa 40 minuti di pesca Sareti fermò la barca perché aveva intravisto fra le onde un delfino, che a suo dire avrebbe rotto il sacco della rete e mangiato il pescato. Affermò che con il fermo sprofondando la rete con il suo carico di pesce nel fango di fondo questo non sarebbe più risultato appetibile per il delfino.
Guardate disse, Fra poco riapparirà e fuggirà lontano a fior d'acqua per ingannarci, indi sott'acqua ritornerà vicino alla barca, per cui è inutile continuare la pesca e tirò su la rete con il sacco di pesce. Infatti, come previsto, dopo poco tempo il delfino riemerse. Durante il ritorno verso il porto fu fatta la cernita e conciato il pesce per il brodetto. Al rientro a casa ad accoglierci c'era la moglie di Sareti con sua suocera, erano in attesa di cucinare. Il pesce appena cotto, fu versato con un mestolo nella fondina del piatto, già preparato con pane secco tostato. Gustammo un saporito brodetto, da ricordare.
Prima della seconda guerra mondiale, e anche per il decennio successivo, le reti a strascico dei pescherecci venivano protette in mare con rami di spine immerse attorno al sacco per ostacolare i delfini a romperle. A poppa dei natanti si notavano fasci di rovi e biancospini.
Virginio Cupioli