FERROVIA RIMINI - NOVAFELTRIA

Il socio Bruno Bernardini, già direttore delle Ferrovie Padane, ci ha consegnato una relazione scritta nel 1957 di supporto all'opposizione delle comunità del territorio interessato alla chiusura della linea Rimini - Novafeltria. Chiusura avvenuta, poi, nel 1960.

Si ricorda ai lettori più giovani, perché forse non tutti ne sono a conoscenza, che in città questa ferrovia aveva la sua stazione centrale in Largo Martiri d'Ungheria, sita quindi nei pressi di quella delle ferrovie dello stato, con il cui piazzale merci era raccordata e dove confluivano i vagoni merci, i più carichi di zolfo proveniente dalle miniere di Perticara. I treni, che viaggiavano su un solo binario, partivano da detta stazione percorrendo in città il seguente itinerario: affiancavano via Roma fino all'incrocio con via Bastioni Orientali, dove svoltavano a ridosso delle mura malatestiane per poi proseguire la loro marcia, sempre costeggiandole, per via Bastioni Meridionali dove si trovava la seconda stazione riminese quella di Porta Montanara, quindi proseguivano per piazza Mazzini, via Bastioni Occidentali dove svoltavano su via Valturio fino all'innesto sulla Marecchiese, quindi a seguire, dopo diverse fermate intermedie, fino alla stazione terminale di Novafeltria.

Il servizio ferroviario, iniziato per l'intero tronco nel 1922, è continuato regolarmente fino al settebre 1944, quando, malgrado l'abnegazione e gli ingenti sacrifici del personale, veniva meno la possibilità di vita organizzativa per l'attestamento del fronte a Rimini che dava luogo a sanguinose battaglie e a immani rovine. Cessata la guerra, il Ministero dei Trasporti, nonostante i gravi disastri e le grandi distruzioni sopportate dalla linea, ne decideva la ricostruzione, giudicandola indispensabile per la conservazione della vitalità delle zone servite. La ricostruzione inizia nel 1946, ha comportato il ripristino di tutti gli impianti fissi, di tutte le opere d'arte, dell'armamento, dei fabbricati e del materiale mobile per una spesa complessiva ascendente a 400 milioni lire circa.

La ricostruzione è stata seguita da un vero e proprio ammodernamento realizzato mediante dotazione di automotrici diesel, in sostituzione della trazione a vapore, che ha fornito la possibilità di svolgere un servizio rapido, economico e moderno, con l'effettuazione di sette coppie di corse giornaliere integrate da corse supplementari nelle ore di punta. Il servizio è di pieno godimento delle popolazioni che si servono in numero sempre crescente della Ferrovia perché essa effettua un servizio di piena sicurezza agli effetti della incolumità delle persone e del rispetto degli orari, di assoluta convenienza economica (fattore particolarmente importante per la massima parte dei viaggiatori, appartenenti soprattutto alla classe degli insegnanti, degli studenti, dei salariati e quella degli operai), perché la sua velocità commerciale è almeno pari a quella degli autoservizi (che impiegano pressoché lo stesso tempo su tutta la tratta, pur non effettuando praticamente alcuna fermata) e anche perché non è stata dimenticata l'opera svolta durante la guerra dalla ferrovia malgrado il costante pericolo.

La Redazione

La Stazione di Novafeltria