RICORDO LA FELICITÀ

Mi ricordo, a distanza del tanto tempo trascorso, confusi sprazzi di felicità.
Come quando masse di operai, liberi dal lavoro, andavano al mare in estate nei giorni festivi. Le autovetture allora erano prive di aria condizionata, con i portapacchi sovraccarichi di valigie, mentre le autostrade non avevano giornate da bollino nero. Erano gli anni dove i pensionati potevano ancora permettersi la giusta ricompensa, dopo una vita di duro lavoro e sacrifici.

Erano gli anni delle spiagge libere cosparse di ombrelloni, sedie pieghevoli, tavolini imbanditi di paste al forno, contenitori frigo forniti di bevande e alimenti e con l'immancabile caffè conservato nei termos che veniva servito a fine pranzo. Le città nei periodi d'agosto apparivano deserte, nella mia per fornirti di pane dovevi andare alla stazione centrale, perché vi si trovava l'unico supermercato sempre aperto.

Le discoteche in spiaggia, realizzate in legno, corredate di lampadine colorate, vedevano la presenza di ragazze che sedute aspettavano l'invito per ballare, spesso questo un viatico per nuove conoscenze. Durante i periodi di vacanza si formavano compagnie di coetanei promiscue, di ragazzi e ragazze, accadeva così spesso che ci si ritrovasse in spiaggia con una chitarra a cantare in cerchio attorno un fuoco, ci si sentiva in paradiso, con una bottiglia di vino che sorseggiato girava e girava fino a quando giocando bendati si trovava un bacio e, porca pu**ana, capitava sempre quella che meno ti piaceva.

Noi, figli dei francobolli e delle cartoline tanti saluti dal mare che spedivamo sempre all'ultimo giorno, forse per questo avevano il sapore amaro quei francobolli quando si leccavano, perché le vacanze finivano, ma si tornava a casa felici, con le cartoline che arrivavano in autunno, con la serenità nella testa e la speranza sempre a portata di mano.

Pompilio Parzanese