Il socio Virginio Cupioli (Tonino), classe 1926, pensionato FS, già Capo Stazione Superiore, attingendo dalla sua inesauribile miniera di ricordi, si sofferma su una circostanza di vita ferroviaria che, fino agli anni '70 del secolo scorso, contribuiva, di norma, a rendere le stazioni della rete nazionale di gradevole aspetto. Questo racconto si riferisce a un suo periodo di servizio trascorso in Sicilia.
La vecchia organizzazione ferroviaria, quando i trasporti erano fatti quasi tutti su rotaia e il trasporto su gomma era meno sviluppato, prevedeva personale in tutte le stazioni, che era composto di regola da un capo stazione titolare dell'impianto e suoi aggiunti, e il così detto personale subalterno (deviatori, manovratori, manovali, guardia merci, guardia sala, bigliettai e gestionisti).
Il capo stazione titolare, oltre a svolgere mansioni di rappresentanza verso il mondo commerciale privato, era anche amministratore del personale dipendente (turni, paghe e incombenze varie). Molti ferrovieri usufruivano di abitazioni nell'impianto e la vicinanza, lavoro e famiglia, li trasformava in un nucleo che spesso si affratellava aiutandosi, giovando così anche al servizio.
Tutti gli anni, nel mese di marzo, la direzione compartimentale invitava i titolari delle stazioni a partecipare a domanda alla gara interna di abbellimento impianti e a richiedere alla direzione compartimentale concimi, materiale utensile, piantine e altro. In primavera avanzata, un'apposita commissione visitava le stazioni, stilava una graduatoria di merito, la pubblicava sul foglio disposizioni e rilasciava, in base ai punti assegnati, diplomi e oggettistica anche pregiata che veniva esposta con orgoglio nell'ufficio più rappresentativo della stazione.
Essendo il lavoro e l'impegno non obbligatorio né retribuito ma volontario, negli impianti si avevano risultati diversi che dipendevano molto dal numero del personale che si riusciva a mobilitare; tuttavia questo, in maggioranza collaborava per avere una buona classificazione. Nella stazione di Montemaggiore Belsito il titolare era molto interessato al giardinaggio; nelle pause di lavoro, fra un treno e l'altro, invitava i subalterni a cooperare a tali lavori cimentandosi in questo in prima persona. Sul suo esempio anche il più restio accorreva al suo invito.
Il dirigente però, poco tempo dopo gli inizi dei lavori manuali, con le mani in tasca, si limitava solo a dispensare ordini e consigli sul da farsi. Uno dei volontari, negato alla botanica, indispettito da questo suo scaltro comportamento, non volendo apertamente rifiutare la collaborazione, escogitò durante il servizio notturno uno stratagemma furbesco: sollevava un poco dal suolo le piantine da lui stesso in precedenza interrate, le quali poi, immancabilmente, finivano per seccarsi.
Il titolare, visto l'inaridirsi di tali piantine, ignorando l'atto colposo, finì per dirgli: Non te la prendere, il giardinaggio non è cosa tua e non lo fare più. Questo si finse dispiaciuto per essere stato escluso, ma non mancò poi, di fregarsi le mani.
Virginio Cupioli