INVENTARSI UNA NUOVA VITA

Saulla Bacchini, Rimini 1921 - 2018, giornalista, ha lasciato questo suo ricordo scritto relativo alla sua esperienza lavorativa nell'immediato dopoguerra a Milano, 1947, dove risiedeva e viveva con i genitori.

Dovevo inventarmi una nuova vita. Dino, mio marito, a trentasei anni si era inventata la sua: guerrigliero, partigiano, profugo in Israele o Palestina come si chiamava allora. Io scrittrice. Ne ero fermamente convinta e quando lo dissi ai miei genitori, mio padre commentò, che se volevo fare la fame vita natural durante facessi pure, ma che non avevo nessun diritto di coinvolgere in futuri patimenti una figlia di sei anni. Mia madre mi esortò a iscrivermi per il famoso esame alle magistrali, sempre rimandato per le molteplici vicende accadute. Datemi sei mesi di tempo dissi. Fatemi provare.

Ero illusa, incompetente e con programmi alquanto nebulosi. Non sapevo cosa fosse una redazione, né come andasse battuto a macchina un articolo, non avevo la macchina da scrivere. Acquistai una Olivetti Lettera 22, comprai alcune riviste, le più celebri e popolari del momento, le lessi e le rilessi, quindi stesi un programma: un racconto d'amore tra una italiana e un principe arabo ambientato in Libia e a Milano, per Novella la rivista femminile di letteratura e di attualità più conosciuta.

Per un settimanale di politica, attualità e biografie celebri, scrissi la storia della sventurata Parisina Malatesta. Infine stesi un racconto più breve, ma drammatico del tempo di guerra. Ricordando come battei a macchina i tre lavori, fitto fitto, senza margini, me ne vergogno ancora. Con faccia tosta, risultato della volontà e della disperazione, mi recai alla Casa Editrice Rizzoli, che allora era in piazza Carlo Erba. Alla segretaria chiesi di essere ricevuta da Eugenio Gara, il direttore.

Con gli occhi annebbiati e le gambe tremanti mi trovai dinanzi la scrivania di cotanto signore. Gli spiegai cosa avevo scritto, porsi i miei orribili dattiloscritti e a un suo cenno mi sedetti. Perché vuole scrivere? - Perché mi piace e perché ho una figlia da mantenere, sono una sopravvissuta alla persecuzione razziale, non ho più niente, neanche il marito - E tu vuoi vivere scrivendo? Nemmeno Milly Dandolo e altri illustri scrittrici riescono a pubblicare come una volta. Inoltre la carta scarseggia, le riviste sono ridotte a pochi fogli e dobbiamo dare la precedenza alle firme conosciute. Mi alzai con la voce incrinata dal pianto: Lascio qui questi racconti. Se vuole li legga, altrimenti li cestini. Andai verso la porta, mentre Eugenio Gara, sorpreso dalla mia reazione, bofonchiava: Ti farò sapere.

Tornata a casa soffocando i singhiozzi, mi buttai sui libri scolastici per rinfrescarmi la memoria per gli esami. Quando avevo ormai perso ogni speranza, telefonò la segretaria di Eugenio Gara, chiedendomi se il nome che avevo messo sotto gli articoli fosse il mio o un pseudonimo. Il mio balbettai: Perché?. - Il direttore ha accettato tutti e tre i racconti. Mi diedi un pizzicotto per costatare che non sognavo. Riuscii solo a mormorare un grazie. Ce l'avevo fatta. Sarei diventata celebre e ricca.

Non immaginavo che la gavetta sarebbe stata lunga e molto dura. Quando Eugenio Gara mi ricevette dopo la pubblicazione del quasi romanzo su Novella, mi incoraggiò a proseguire. Mi presentò Giorgio Scebarnenco, allora redattore capo, e mi consigliò di leggere i classici per arricchire il mio linguaggio. Parlò come un padre: un gran signore, non lo dimenticherò mai. Come non dimenticherò mai Giuseppe Marotta e Giovanni Mosca.

Marotta lo conobbi alcuni mesi dopo, in un piccolo ufficio-redazione: era infagottato in una giacca pesante, sciarpa di lana e seduto accanto a una stufa a legna. Il riscaldamento non era ancora stato ripristinato. Dirigeva una rivista che si occupava di cinema. Mi commissionò alcune biografie di attori americani. Ma l'emozione più grande la provai quando varcai la soglia della sede del Corriere della Sera, in via Solferino. Avevo appuntamento con Giovanni Mosca, direttore del Corriere dei Piccoli, un bellissimo settimanale di letteratura, passatempi e fumetti. Mosca, anch'egli un gran signore, anzi un signore a tutto tondo, mi assegnò due rubriche settimanali. Storia dei fiori, e Etimologia delle parole. La mia gioia era alle stelle: gli articoli e i racconti erano ben pagati.

Saulla Bacchini