Negli anni '50/'60, dopo la tragedia della II guerra mondiale, la voglia di tornare a vivere e divertirsi, fece sì che il cinema, con la televisione ancora agli albori, diventasse uno degli intrattenimenti più popolari il cui successo portò in Rimini all'apertura di nuove sale accanto a quelle storiche come il mitico Fulgor. Anche mio padre era un buon fruitore di cinema e io fin da piccolo spesso lo seguivo, sviluppando così una passione per questa forma di spettacolo che mi ha accompagnato in particolare fino agli anni '80, quando il lavoro e la concorrenza dei numerosi canali televisivi che trasmettevano film da poco usciti nelle sale, mi hanno fatto drasticamente diradare le frequentazioni.
Ricordo comunque con nostalgia gli affollamenti che c'erano specialmente nei giorni festivi con i locali pieni di fumo e il pubblico ammassato a ridosso delle pareti. In particolare serbo memoria di una domenica al Cinema Italia, quello che oggi è il Teatro degli Atti, dove veniva proiettato il film I 4 cavalieri dell'Apocalisse: all'epoca si poteva entrare in sala in qualunque momento e in quell'occasione il locale era talmente pieno che per entrare era stata aperta una porta di sicurezza che dava sul cortile degli Agostiniani per poi rientrare da un'altra porta di sicurezza che si trovava esattamente all'altezza dello schermo. E in questa scomodissima posizione ci sono stato per più di mezz'ora quando, al termine del film, l'uscita di una parte degli spettatori mi ha permesso di trovare un posto a sedere e di godermi il film in modo adeguato.
A distanza di tanti anni sono andato recentemente, solo perché invitato da parenti, al Multiplex delle Befane. Biglietti acquistati via Internet, ingresso solo a inizio spettacolo con posto fisso deciso dal computer e uscita veloce al termine del film: poco pubblico e atmosfera che stimolava il sonno che è puntualmente arrivato come quando sono in poltrona davanti al televisore. Ma è cambiato il cinema o sono cambiato io? L'uno e l'altro, purtroppo.
Giorgio Deangeli