Franco Fontemaggi, classe 1930, già abitante del centrale rione della Castellaccia, ha lasciato un racconto sull'immediato dopoguerra, dal quale traspare quanto fossero allora disagiate le condizioni di vita per la popolazione.
Ancora oggi, passando davanti all'anfiteatro romano dove si trovano le baracche in legno dell'Asilo Italo Svizzero, che il Soccorso Operaio Svizzero aveva inviato quale contributo solidale alla ricostruzione, mi commuovo. Il mio pensiero vola subito all'immediato dopoguerra. Là mi recavo una volta alla settimana per prendere una salutare doccia calda. Alla cassa distribuiva i biglietti numerati una bella svizzerotta che, a ogni turno, con un marcato accento straniero gridava: Svestirsi in fretta, altri aspettare, io aprire acqua tre minuti. Si rimaneva quasi sempre con il sapone negli occhi. Allora per protesta si battevano i pugni sulle pareti, sembrava di essere a Sing Sing.
Il Soccorso Operaio Svizzero distribuì anche molte coperte di un morbido tessuto di pura lana. Io con una di queste coperte mi feci confezionare un bel cappotto da Piron, un sarto che era anche custode del dormitorio pubblico nella Castellaccia, dormitorio dove stordiva il forte odore di disinfettante di cui veniva giornalmente cosparso.
Ricordo che questa Organizzazione benefica ancora oggi interviene nei Paesi colpiti da calamità.
Franco Fontemaggi