Durante i lunghi giorni di pandemia abbiamo avuto tutti, un po', spesso anche troppo, tempo di pensare a noi, alla vita fin qui trascorsa fatta di periodi belli e anche brutti, di avvenimenti che ci hanno riempito di gioia e altri purtroppo tristi. Anni, giorni, attimi che ora sono ricordi e che provocano anche momenti di turbamento visto il tanto tempo passato. Il lavoro di qualunque genere sia stato, è la cosa che ha riempito in maniera maggiore gli anni della nostra vita, nel mio caso, dopo qualche lavoretto svolto da ragazzino, è stato quello di aiuto macchinista, poi macchinista nelle Ferrovie.
Di questi anni ferroviari durante il periodo di quasi isolamento mi sono venuti alla mente in maniera disordinata, anche senza collegamento tra loro, episodi, sensazioni, momenti, piccoli ricordi che è difficile tenere assieme, forse solo un po' di nostalgia riesce a farlo. Gli inizi a Cremona sulle vaporiere, le nebbie da non vederci niente, gli scoppi dei petardi davanti ai segnali semaforici che ti facevano saltare il cuore in gola, i cippi chilometrici, unico aiuto per trovare le isolate fermate prive di qualsiasi segnalazione, il fumo di carbone che quando scendevi non ti avrebbe riconosciuto neanche la morosa. Le lenzuola portate in borsa per le notti nei dormitori, camerate anche da sei, sette persone che quando si alzavano i primi ci si svegliava tutti.
Quella mattina che in un barettino di uno dei depositi di Milano il macchinista mi offrì un brodino e io per educazione accettai pensando fosse un po' di latte o un caffè lungo e invece era proprio una tazza di brodo! I vecchi macchinisti, che dovevi sempre tenere la macchina in pressione ma guai a farla soffiare! Gli incroci la mattina presto a Piadena, crocevia di due linee ferroviarie, la Cremona - Mantova e la Parma - Brescia, dove i fumi di quattro vaporiere facevano a gara con la nebbia a chi riusciva meglio a nascondere i tanti lavoratori e studenti assonnati, scene da vecchi film in bianconero. L'emozione del primo ingresso a Milano Centrale con una 685, la regina delle macchine a vapore.
Poi il trasferimento a Rimini, ancora un po' di carbone quindi il passaggio sul turno elettrico. Con il passare degli anni il lavoro molto lentamente migliora, però nella mente rimane il rumore nelle cabine di guida, fredde, piene di spifferi d'inverno con le bucce dei mandarini sulle scaldiglie per fare profumo, e poi che sudate durante l'estate! Gli sgabelli di legno come poltrone, a volte così bassi che su certi locomotori dovevi stare in piedi per vedere davanti! Le alzatacce per i primi treni del mattino, i merci quelli sempre in ritardo che non arrivavano mai, sempre in lotta con il limite delle ore di lavoro. Le manovre, di notte, magari sotto la pioggia.
Ancora nebbie e saliva la tensione e i battiti del cuore quando il ripetitore segnali non c'era o non funzionava. Le visite sotto i locomotori nelle fosse, spesso con poca luce e da sopra olio che sembrava piovesse. Le code alle mense sperando in qualcosa di buono, sentendo che ci sarebbe il bollito che altrimenti va a male! La delusione della prima richiesta di riserva. Il dramma d'investimenti in linea capitati a tanti di noi. Le battaglie col Capo Deposito per un giorno di congedo. Il periodo che si andava a Firenze non proprio a cuor leggero negli anni '70 degli attentati, specie quando si entrava nelle gallerie.
Ricordi anche di momenti più leggeri, episodi curiosi, belle sensazioni. Albe e tramonti da concorso fotografico, personaggi in attesa di un treno con visi da ritratti d'autore. Gli ingressi in stazione con i primi treni del mattino con le solite facce ormai famigliari, incrociando sguardi assonnati e leggere quasi i loro pensieri. Le lotte dei giovani studenti per salire per primi alla ricerca di qualche posto libero. Le piccole stazioni tenute come un giardino, una panchina, un nonno con un bimbo in braccio che ti salutano sorridendo. Ancora Milano per l'emozione del primo ingresso con una 444 dopo avere viaggiato ai 180 km/ora. Il primo servizio come macchinista, da Bologna ad Ancona con un treno straordinario per le feste natalizie e scoprire che il tuo aiuto era anche lui al primo viaggio!
Il fascino dei treni notturni a lunga percorrenza, pensando alle tante persone trasportate, più o meno addormentate, gente che scende quando è arrivato un nuovo giorno! Ripensare a Bologna, la città più toccata dal servizio, le passeggiate in via Indipendenza con il collega di turno, con Filippo, Anselmo, Lorenzo e tutti gli altri. Anni di cui oggi, mentre prosegue la nostra partita con il tempo che passa, è difficile non avere un po' di nostalgia.
Luciano Caldari