IL GIOCO

Ci sono piccoli eventi che apparentemente non hanno grande significato, ma che restano incisi nella memoria. Qualche tempo fa, camminavo per le strade del centro storico osservando le vetrine che conosco, una per una come fossimo vecchi amici, amici per i quali non hai segreti né loro per te. Davanti a un negozio di bric à brac e oggetti di seconda mano c'erano un uomo e un bambino che avrà avuto 7-8 anni. Il padre stava discutendo con il proprietario del negozio. Ma non è giusto! ho sentito che quest'ultimo diceva. A quel punto ho rallentato il passo e mi sono fermato ad ascoltare, fingendo di guardare la vetrina.

Questo gioco non funziona bene. Mio figlio aveva risparmiato a lungo per poterselo comprare, sosteneva il padre. Oh! Non mi interessa, le cose di seconda mano sono senza garanzia, replicava deciso il negoziante. Papi, diglielo che non lo voglio più., erano invece le parole che il bimbo ripeteva a suo padre. Il negoziante, impassibile, era un tipo assai robusto e piuttosto rozzo. Per favore, ci può rimborsare una parte dei soldi e tenere il resto, chiedeva il padre con una voce un po' dimessa. No, non è la nostra politica e non facciamo eccezioni. ribatteva però il negoziante. Vedi, non avrei dovuto lasciarti andare da solo a comprare il gioco. disse allora il padre (discolpandosi) al figlio, che a questo punto aveva gli occhi bagnati di lacrime.

Il bimbo guardava il padre, il dio caduto, che cercava comunque di avere la situazione sotto controllo, ma che certamente non riusciva a impressionare il venditore. L'uomo era stato umiliato e le lacrime del figlio cominciavano a cadere sulle sue guance arrossate dal freddo. Il padre si guardava in giro per non posare lo sguardo sul figlio, poi si sono allontanati mestamente.
Io non ho resistito, li ho seguiti per un po' da lontano. Il bimbo si aggrappava alla mano del padre e la stringeva camminando. Non c'era dialogo tra loro: bastava il silenzio.

Duilio Ganzaroli