Il socio Benito Colonna, classe 1937, pensionato FS, nativo della frazione di Rivabella dove tutt'ora risiede, con la sua eccezionale memoria si sofferma in questa circostanza su fatti e misfatti della sua gioventù.
Quando ero ragazzo, all'incirca negli anni 1950 o giù di lì, era uno spasso fare il gioco del portafoglio. Consisteva nell'usare un portamonete in disuso, mettere all'interno una banconota di grosso taglio di cui si scorgesse solo una parte (chiaramente la banconota era falsa), e collocare l'oggetto in questione sul bordo della via in modo ben visibile così da essere per chi transitava come lo zucchero per le formiche. Il portafoglio era saldamente legato con uno spago che, ben occultato, scorreva fino al nostro nascondiglio collocato sopra un pino all'interno del recinto della villetta di Giorgio Bernabé (Giachini) vicino alla strada.
Debbo specificare che a quel tempo la quasi totalità delle strade non era asfaltata e sui bordi c'era l'erba, così che lo spago passava inosservato confondendosi con gli steli d'erba che, per la maggiore parte dell'anno, era secca e ingiallita. Una volta sistemata la trappola, iniziava l'attesa della vittima e, credetemi, le scene che si presentavano erano di volta in volta veramente incredibili. Il divertimento, oltre che noi ragazzi, coinvolgeva pure una folta schiera di adulti. Si restava in gruppo all'interno della recinzione della casa, fingendo accese discussioni in attesa del merlo di turno per farci la solita risata a crepapelle.
Quelli che passavano di lì in sella alla loro bicicletta (che allora era il mezzo di locomozione prevalente) difficilmente non notavano il portafoglio. Il gioco non era per nulla monotono; di volta in volta le vittime assumevano un comportamento diverso. Il distinto signore si fermava senza inchiodare, ritornava indietro, si guardava attorno con circospezione per verificare che nessuno osservasse, magari si accendeva una sigaretta facendo cadere di proposito i fiammiferi a terra, poi, con la massima indifferenza, nell'atto di raccoglierli cercava di agguantare il portafoglio che, con uno scatto prendeva vita, saltando lontano.
Immediatamente faceva eco un coro di risate. Accadeva che il poveruomo, arrossendo, inforcata in tutta fretta la bicicletta, scappasse via mortificato. A volte accadeva che la vittima, intelligentemente, passato il primo attimo di stupore, si unisse piacevolmente alle nostre risate, accettando di buon grado lo scherzetto subito. Raramente qualcuno si offendeva sbraitando e minacciando. Fortuna nostra, eravamo spalleggiati dal folto gruppo degli adulti. Capitavano scene di ogni genere: c'era chi, scendendo dalla bicicletta, si abbassava fingendo di sentire se la ruota era sgonfia. C'era chi faceva cadere il fazzoletto da naso soffiando maldestramente. Inevitabilmente la scena si concludeva con la solita risata.
Cercando nei cassetto dove sono custoditi questi cari ricordi di gioventù, non posso fare meno di sorridere dentro di me pensando a quel giorno. Erano circa le tredici. Le pescivendole di Bellaria, all'incirca una decina, dalla pescheria di piazza Cavour in quel di Rimini, come ogni giorno, inforcate le biciclette, stavano rientrando in gruppo nelle loro abitazioni. Erano state al banco per tutta la mattina, offrendo i prodotti del mare pescati durante la notte dai loro uomini. Contente e ciarliere, se ne venivano in gruppo serrato lungo la via ignorando ciò che le attendeva.
Giunte al punto in cui avevamo allestito lo scherzo, le prime si accorsero del portafoglio e, dimenticando all'istante gli argomenti in discussione e pure la prudenza, frenarono prontamente. In breve si formò un mucchio di carne e ossa. Ognuna cercava di uscire dal groviglio più in fretta delle altre. Fra le grida si udiva distintamente: L'ho visto prima io! a cui faceva eco: No! L'ho visto prima io! Molte, a terra, inebetite e disorientate dal cataclisma che improvvisamente si era abbattuto su di loro, non riuscivano a capire cosa stesse accadendo.
Una riuscì a raggiungere l'oggetto conteso; con un sorriso raggiante di soddisfazione, abbassò la mano predatrice, ma prima di potersene appropriare, il portafoglio con un balzo se ne volò via. Un urlo di spavento superò ogni altro rumore: Dio mio, ci sono gli spiriti! Dopo esserci trattenuti a stento, tutti noi demmo sfogo all'irrefrenabile risata. Le povere pescivendole si rialzarono tutte ammaccate, dapprima infuriate per quel tiro mancino; poi, ripensandoci, pure loro si unirono al coro generando un'unica stupenda risata che, a distanza di tanti anni, ripensandoci, mi fa sentire ancora oggi i suoi effetti benefici.
Grazie pisaroli ad Belaria.
Benito Colonna