MI RACCONTO

È questo il 36° anno che occupo incarichi nel Consiglio Direttivo del DLF di Rimini, nei primi tredici anni come cassiere economo, poi come presidente. Il mio primo incarico risale alla fine del 1980. Allora prestavo servizio presso la biglietteria della stazione di Rimini con la qualifica di capo gestione superiore. La carica che mi era stata affidata era quella di cassiere economo (allora di nomina aziendale). Lo scambio delle consegne avvenne con il mio predecessore, Giorgio Botteghi, e alla presenza di un funzionario FS della Direzione Compartimentale FS, che aveva funzioni di verifica e controllo.

Di quella ormai lontana stagione mi è rimasto compagno nel Direttivo il solo vice presidente, Daniele Drudi. Fu un inserimento travagliato che avvenne con non poche titubanze; infatti, dopo pochi giorni, osservati attentamente i documenti, mi ero fatto l'idea di rinunciare. Il DLF, anche se affioravano netti sintomi di ripresa, versava in una situazione debitoria perché avrebbe gravato non poco sui bilanci presenti e per parecchi di quelli futuri il debito per il prestito contratto con l'Ufficio Centrale DLF per la realizzazione del Cinema Settebello, ancora in parte da restituire.

Era un peso rilevante se rapportato a quelle che erano le entrate. Il pagamento delle rate all'Ufficio Centrale DLF era stato sospeso per un lustro, proprio per le citate difficoltà economiche, ma ora non era più procrastinabile. Il nuovo presidente del DLF appena eletto, Giuliano Giulianelli, che era stato consigliere nel mandato precedente, insistette in tutti i modi per farmi desistere dalle mie intenzioni rinunciatarie. Era tanto ottimista; l'acquisizione abbastanza recente della gestione mensa in Officina GR era uno dei fattori sui quali si basavano le prospettive di rilancio.

Finì per convincermi e mi misi alla prova. In fin di conti mi dicevo: Quando e se lo ritengo opportuno, posso sempre tagliare la corda. Il Consiglio Direttivo, poi, per facilitare i miei compiti nella ripartizione dei distacchi, dispose di assegnarmi 80 giornate da utilizzare nei mesi che precedevano ogni anno quelli della presentazione dei due bilanci: Preventivo e Consuntivo. Giorni necessari alla loro predisposizione.

Il DLF di quei tempi era assistito e protetto dal Gruppo FS e godeva condizioni di favore che dalla fine degli anni Novanta sono per lo più scomparse. Si ricorda alcune di queste prerogative annullate: la più onerosa ha riguardato gli immobili passati dal 2003 dal comodato d'uso gratuito al pagamento del canone d'affitto, comincia con alcune clausole vessatorie, in deroga al c.c., come il pagamento della manutenzione straordinaria e l'imposizione di limiti nell'esercizio delle attività; la soppressione di qualsiasi franchigia nelle utenze; la cancellazione di agevolazioni quali la trattenuta a ruolo rateizzata per partecipazione a viaggi o soggiorni promossi dal DLF. Inoltre la vistosa sforbiciata dei distacchi al DLF e non continuo perché altrimenti l'elenco delle rimostranze richiederebbe troppo spazio.

Di pari passo anche il DLF negli stessi anni ha dovuto adottare, per non sprofondare, radicali cambiamenti strutturali. Basti pensare che quando iniziai il mio percorso nell'Associazione questa contava 27 dipendenti, ora ridotti a una sola unità. Per l'esattezza il personale era così distribuito: tre negli uffici, sette nel cinema e i rimanenti nelle mense. Le unità produttive che il DLF allora gestiva direttamente erano per l'appunto: il cinema, due mense e i campi da tennis; in seguito, per motivi di bilancio, sono state abbandonate, sempre dietro la garanzia del mantenimento occupazionale degli organici impiegati, o, come nel caso delle mense, sottratte dal Gruppo FS perché assegnate con gare d'appalto a livello nazionale.
Gestire mutazioni di tale portata è stato problematico.

Giovanni Vannini