UN UOMO, UNA STORIA

Ricerca storica di Daniele Celli su Enrico Maracci (Rimini 1887 - Faenza 1944), riminese, ferroviere macchinista, perito in servizio durante un bombardamento alleato nei pressi del Deposito Locomotive di Faenza.

L'attacco è avvenuto da parte di un singolo aereo, che aveva sganciato una o forse due bombe nemmeno di grosso calibro, che aveva però sortito l'effetto desiderato: recare danni al nemico. Si trattava di uno di quei velivoli che generalmente tra la gente venivano, non troppo affettuosamente, chiamati Pippo. Questo era il nomignolo con il quale in molte parti d'Italia veniva chiamato l'aereo solitario che turbava troppo frequentemente il sonno di chi abitava lungo le principali vie di comunicazione.

Gli italiani, che hanno vissuto quei momenti, ricordano ancora molto bene il ronzio dei motori di quegli aerei che sorvolavano l'Italia centro-settentrionale occupata dall'esercito tedesco, lanciando una bomba qua e una là. All'epoca si pensava che il loro carico mortale venisse lanciato a caso o dove si vedeva uno spiraglio di luce sfuggito all'oscuramento, nella speranza di colpire qualcosa, ma non era proprio così. La missione di Pippo faceva parte della strategia voluta dal comando alleato, volta a minare l'animo della popolazione nemica.

Nelle ore diurne i bombardamenti americani colpivano ogni giorno gli obiettivi prefissati. Ciò non era ritenuto sufficiente e a qualcuno, nelle alte sfere alleate, era venuta un'idea: sarebbe stato possibile perpetuare lo stato di allarme diurno e prolungarlo sino al mattino successivo, impiegando aerei notturni in missioni ininterrotte che dovevano spossare il nemico?

Affinché ciò venisse valutato, vennero date le relative istruzioni per analizzare le problematiche del caso. La commissione incaricata giunse alla conclusione che l'obiettivo prefissato sarebbe stato possibile, seguendo i dettami dello Psycological Werfare Services, molto usati dagli alleati nella Seconda Guerra Mondiale. Sarebbero stati utilizzati dei bombardieri medi, bimotori, dotati di apparecchiature in grado di individuare il bersaglio anche di notte.

Erano state considerate sufficienti cinque coppie di aerei suddivisi fra Liguria, Piemonte, Emilia, Lombardia e Veneto per assicurare la copertura del nord Italia fra le 22.00 e le 5.00 e tenere in allarme l'intera zona. I due caccia della coppia potevano offrirsi reciproco aiuto in caso di necessità, pattugliavano longitudinalmente e trasversalmente i settori loro affidati, si tenevano in contatto radio fra loro e con la guida-caccia scambiandosi le novità. Praticamente agivano indisturbati, considerata l'assenza di caccia notturni tedeschi (solo le mitragliere potevano reagire a bassa quota se venivano avvistati) e, poiché agivano isolati, la loro presenza non meritava l'intervento della Flak tedesca con cannoni pesanti.

Daniele Celli