PURAZI E SMENACUL
Vongole e relativo attrezzo per la raccolta

Il socio Virginio Cupioli (Tonino), pensionato FS, ritorna con la memoria ai tempi della sua giovinezza e ai sistemi allora in vigore per la raccolta delle vongole.

Le vongole si raccoglievano in due modi:
di caduta: dopo la burrasca il mare espelleva ogni cosa attraverso dei fossi sul fondale che le correnti marine creavano, sul bagnasciuga si accumulavano alghe, vongole, cannelli, calcinelli insieme alle impurità finite in mare attraverso i fiumi e i rifiuti gettati dalle navi e dalle barche. Le vongole così raccolte, dette di caduta, erano piene di sabbia e dovevano essere ripulite;
a busetta: durante la bassa marea, quando il mare si ritirava e il fondale scoperto veniva riscaldato dal sole, le vongole attirate dal caldo emergevano provocando un sollevamento di sabbia, che ne segnalava la posizione. In questo caso pulite e senza sabbia, erano di facile raccolta.

Qualche pescatore o appassionato usava lo smenacul, si trattava di un congegno che prelevava le vongole sotto la sabbia del fondale, detto rete per vongole, usato vicino a riva. Era costituito da un palo alto circa due metri, con due paletti laterali, uno a sinistra e uno a destra, congiunti con il palo centrale a metà altezza in posizione obliqua che finivano ciascuno a lato di 30 centimetri circa. Tutti e tre innestati in una barra di ferro che veniva sprofondata nella sabbia con una rete a forma di sacco che raccoglieva le vongole. Una cintura di canapo veniva agganciata al corpo del pescatore, che muovendosi all'indietro nell'acqua, trascinava l'attrezzo che vagliava il fondale trattenendo le vongole. Per questo movimento ritmico di corpo il dispositivo veniva chiamato lo Smenacul.

Virginio Cupioli