Quando entriamo in una fase di grande contrasto con qualcuno, i freni inibitori cessano di funzionare e la prudenza - nel linguaggio e nel comportamento - smette di esercitare il controllo sulla situazione; la sostanza ha il sopravvento sull'apparenza e una persona mostra il suo volto più autentico, che può essere completamente diverso rispetto a quello che siamo abituati a vedere. Capita dunque che persone normalmente miti, tranquille e accondiscendenti, rivelino una rabbia e una violenza inaudite e figure che siamo soliti ammirare per la pacatezza con cui affrontano le cose, durante un forte litigio, tirino fuori espressioni, gesti, e perfino ragionamenti che credevamo impossibili. Viceversa c'è anche chi, in simili concitati frangenti, si manifesta in maniera opposta: uomini e donne che siamo soliti considerare teste calde e impulsive, durante i litigi sono in grado di trattenersi, di non uscire mai dai gangheri e mantenere una sorta di rispetto, pur animato e ostile, nei confronti del contendente.
Il litigio, insomma, è la vera e forse unica cartina di tornasole del carattere di una persona e proprio in questo senso, aldilà degli strappi che può provocare, è sostanzialmente un qualcosa di positivo, visto che permette di sapere con chi realmente si ha a che fare e regala a noi stessi l'opportunità di verificare sul campo i nostri limiti e le nostre potenzialità nel rapportarci con gli altri. Ma nel litigio - soprattutto con persone con cui c'è un rapporto di affetto e di amicizia - può esserci anche un altro aspetto, a mio avviso, positivo: quello di dimostrare a chi ci sta davanti la considerazione che si ha nei suoi confronti, il legame che tiene uniti, e in forza del quale ogni tanto si manifesta la necessità di agire con decisione, anche a costo di entrare pesantemente in conflitto.
Duilio Ganzaroli